
Start up, PMI, Enti pubblici e Associazioni. Tutti riuniti giovedì mattina sotto il tetto dell’Ex Asilo Ciani a Lugano da un fondamentale denominatore comune: capire e discutere l’importanza della sostenibilità nell’industria alimentare. Tradotto, oggi l’industria del cibo è responsabile per il 24% delle emissioni totali di gas serra a livello globale. Un problema noto, ma che può essere arginato solo dall’impegno collettivo di tutti gli attori in gioco. A portare la propria testimonianza virtuosa, giovedì c’era anche Alessandro Fontana, direttore del Mulino di Maroggia, che dopo l’incendio del novembre 2020 ha investito in un nuovo impianto di produzione in grado di tagliare nettamente le emissioni di CO2 nella produzione di farina.
Mulino di Maroggia, ridotte le emissioni di CO2
“In concreto sicuramente la digitalizzazione del processo ci permette un controllo molto più mirato e costante di ogni fase della lavorazione. Questo ci permette di aumentare la resa del nostro impianto, quindi a parità di materia prima utilizzata riuscire a estrarre più prodotto finito. Era imprescindibile ricostruire un’azienda che trasforma un bene alimentare di base come quello che facciamo noi legandolo al tema della sostenibilità alimentare. Perché è un problema che toccherà sicuramente tutti da qui ai prossimi 10-15 anni”.
Migros, l’80% dei prodotti sono svizzeri
Non solo le realtà più piccole. La sostenibilità in ambito alimentare è un tema importante anche per i grandi gruppi come Migros, giovedì rappresentata dal CEO Mattia Keller. Il gigante arancione, già da tempo, ha infatti capito l’importanza della produzione alimentare sostenibile. Annualmente, sono infatti due i milioni generati solo dai prodotti nostrani del Ticino, che a loro volta sono solo una parte dei 48 produttori locali di riferimento. Più in generale, l’80% dei prodotti Migros sono realizzati da un brand svizzero. “Non è una questione di convenienza, bensì di volontà del cliente”, ci spiega Keller. “Il cliente apprezza infatti molto i prodotti locali e del territorio e noi lo constatiamo nella nostra offerta, soprattutto i Nostrani del Ticino, sempre molto apprezzata”. Parlando di sostenibilità, il gigante arancione è impegnato in un nuovo progetto che riguarda un sacchetto e un Comune specifico. “Stiamo facendo i primi test a Tesserete, dove abbiamo introdotto un sacchetto Migros che serve a riciclare le plastiche e gli imballaggi che vengono dai nostri prodotti”. Il consumatore porta quindi a casa i prodotti, una volta aperti divide la plastica Migros in questo nuovo sacchetto che torna poi nelle nostre filiali tramite il cliente che torna a fare la spesa. Dopodiché, la filiale li manda a un’azienda locale che produce, da questi scarti, un granulato di plastica. “L’obiettivo finale è quindi di ritornarlo alla Migros Industry per creare nuovi imballaggi, creando così un’economia circolare molto virtuosa e sostenibile”.
Una giornata organizzata anche dalla Fondazione Agire
Due esempi per sintetizzare una giornata ricca di interventi. Quella andata in scena giovedì è stata la quarta del pool di eventi svoltasi in tutta la Svizzera sotto il cappello del BusinessIn Sustainable Foodtech, organizzato da Innosuisse e diversi partner locali, fra cui la Fondazione Agire. Per il presidente Luca Bolzani “l’ambito della sostenibilità alimentare è sicuramente uno dei problemi più gravi e più grandi che dobbiamo affrontare. Inoltre, quando un problema è di grosse dimensioni, questo va affrontato con uno spirito innovativo e con uno spirito di ricerca di soluzione, che spesso si trova più facilmente in società e aziende di piccole dimensioni, piuttosto che in società già consolidate”.

