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L'intervista
Foletti a «Detto tra noi»: «Se a destra si corre separati, i rischi sono evidenti»
©Gabriele Putzu
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Redazione
2 ore fa
Ospite di Andrea Leoni, il sindaco di Lugano si è espresso a tutto tondo: «Ricandidarmi? Finché mi diverto vado avanti. Ne parliamo l'anno prossimo»

Sessant'anni appena compiuti e vissuti come «uno shock», ma un bilancio tutt'altro che negativo. Michele Foletti, ospite di Andrea Leoni a Detto tra Noi su TeleTicino, ripercorre una vita per metà dedicata alla politica: «Uno dei miei sogni era fare il municipale di Lugano, ci sono riuscito nel 2013 con Marco. Il sindaco non era un sogno, ho dovuto farlo». Il ricordo più bello resta l'abbraccio con Borradori in Piazza Riforma dopo le elezioni del 2021.

Sull'attualità, il sindaco legge il rigetto del Gran Consiglio sulle nomine giudiziarie — e il caso della giudice Monica Sartori — come un sintomo: «Quando al Gran Consiglio si impone qualcosa, ogni tanto c'è il rigetto». Critica le commissioni tematiche, che «hanno creato più problemi che soluzioni», e i tempi lunghi dell'inchiesta sul crollo del macello.

Il passaggio più netto riguarda le cantonali. Con l'UDC che ha posto il veto a una lista comune con Claudio Zali, Foletti prevede la rottura: «Penso che alla fine andremo separati, perché nessuno ha voluto andare uniti». E avverte sui rischi a destra mentre «a sinistra fanno l'accordo per la lista unica». Richiamando la lezione dei Bignasca, invita tutti a mettere «prima il bene del Movimento».

Non manca l'autocritica sui «culi di pietra» e sulla difficoltà di trovare volti nuovi, né la lettura di una legislatura difficile: «Forse non abbiamo superato la perdita di Attilio». Preoccupazione sui conti comunali dopo le iniziative approvate dai cittadini: per Lugano oltre venti milioni di minori entrate.

Sulla città, ironia sullo stadio («abbiamo inaugurato la prima mezza tappa della prima tappa») e l'idea di dedicare a Marco Borradori una tribuna della AIL Arena. Sulla ricandidatura, nessuno sbilanciamento: «Finché mi diverto vado avanti. Ne parliamo l'anno prossimo».