
Non sono passati neppure un paio di mesi. Soltanto una manciata di giorni ci separano da quel mercoledì, l’11 giugno, quando la nuova foce del Cassarate era stata inaugurata in pompa magna. Uno dei fiori all’occhiello della grande Lugano.
Poi è successo quello che sappiamo: un turista, un 33enne zurighese lo scorso giovedì in quelle acque, ha perso la vita. Forse un malore, oppure chissà, soltanto l’inchiesta di polizia potrà stabilirlo. Ma intanto la polemica è scoppiata, tanto più che della possibile pericolosità della foce molto si era parlato, già ai tempi in cui i referendisti facevano campagna contro il progetto. Abbellire e risistemare la foce, logicamente, avrebbe finito con l’incentivare turisti e residenti ad entrare nelle acque del Ceresio proprio in quel punto. Un’eventualità che ora è certezza.
Così nell’aria resta la domanda che lo scorso 26 giugno il consigliere comunale Peter Rossi aveva posto al Municipio con la sua interpellanza. “In caso di annegamento, chi si deve ritenere responsabile?”. E ora per il Municipio, rispondere non sarà semplice. La legge o forse soltanto il caso. Vietare la balneazione per un ente locale non è possibile: lo sanno bene, per esempio, in Valle Verzasca. Ma quando la foce è stata inaugurata, l’11 giugno appunto, il divieto era stato varato comunque. E il Cantone, come da copione, a stretto giro di posta aveva intimato al comune la rimozione di ogni cartello.
Giovedì la tragedia: ieri quegli avvisi sono ricomparsi. “A titolo precauzionale”, ha spiegato il Municipale Michele Bertini. Perché intanto a Lugano è in elaborazione un nuovo regolamento per la foce che stabilirà cosa è possibile fare sul suolo pubblico e cosa no. E se non sarà possibile accordarsi con il Cantone per un divieto, quantomeno, sarà possibile rendere attenti i bagnanti sui rischi. Così, mentre i servizi comunali sono al lavoro, alcuni si chiedono: non ci si poteva pensare prima?
Ascolta la risposta del sindaco Marco Borradori nel servizio di Teleticino.
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