
In meno di una settimana si sono registrati purtroppo ben tre annegamenti in Ticino. Gli ultimi due avvenuti ieri: uno nelle acque del Verbano e uno nel Ceresio. A commentare i fatti Rinaldo Kümin, capo-operativo della Società Svizzera di Salvataggio della sezione di Lugano che si dice preoccupato. “Ci ha lasciati di stucco”, afferma.
Sono situazioni diverse tra di loro, ma come si possono spiegare?
“Per quanto concerne gli annegamenti del lago attualmente non si sa se sono avvenuti per un malore, per incapacità di nuovo o per la non conoscenza dei luoghi. Alla foce c’è un grande problema: è un luogo che può cambiare la morfologia in poco tempo, soprattutto quando ci sono i temporali e le spiaggette possono sparire. Il pericolo per chi entra in acqua è proprio questo, chi entra in acqua spesso pensa che si tocca per molto tempo ma in realtà, spesso, non è così”.
Alla Foce si può fare qualcosa in più a livello di prevenzione?
“Fare qualcosa in più è difficile, ci sono dei cartelli indicatori fatti apposta. Ci sono le 6 regole della Società svizzera di salvataggio e sono tradotte in 13 lingue. Noi facciamo una campagna quando siamo di picchetto e facciamo un giro nel Parco Ciani distribuendo dei flyer stampati per la campagna ‘acque sicure’. Più di così sinceramente per noi non è possibile fare altro”.
La società di salvataggio è formata da volontari. È giusto?
“Certamente, la nostra come tutte le altre sezioni è composta da volontari. Non c’è la presenza costante in sede, da giugno a fine agosto il fine settimana c’è il picchetto ma durante la settimana siamo H24 di picchetto ma tramite l’allarme del 144 e quindi chi fa parte del gruppo di pronto intervento riceve l’allarme del telefono e deve recarsi in sede. Per questo l’intervento non può essere fatto in pochi minuti”.
Particolarmente tragico sembra l’incidente di ieri alla Foce. Stando alle prime ricostruzioni il padre si sarebbe gettato in acqua cercando di salvare il figlio ma poi è annegato. È una scena difficile da assistere.
“È una storia molto triste. Non è chiaro se fosse il figlio o un altro bambino in difficoltà. È una situazione che a noi tocca, è stato drammatico anche avere lì tutta la famiglia. Abbiamo trovato il corpo molto rapidamente e lo abbiamo portato subito a riva, i soccorritori hanno subito tentato le rianimazioni, con purtroppo l’esito negativo”.
Spesso in questi casi non si legge di ticinesi ma di stranieri. Cosa succede?
“Penso che sia un problema. La prima cosa da fare è rispettare le sei regole. Non conoscere il luogo è sicuramente pericoloso e non bisogna mai abbandonare i bambini. Questa è una cosa che spesso accade perché i genitori sono distratti. Nel periodo della pandemia è aumentata notevolmente la presenza di persone nel lago e questo aumenta anche di più il rischio”.

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