
“Sono un morto che respira”. Sono state queste le prime parole di Flavio Bomio, all’apertura del processo che lo vede imputato. “Sono vittima anch’io delle mie pulsioni”. Si sente vittima Falvio Bomio, ostaggio di quelle pulsioni alle quali, ha raccontato, non ha mai saputo resistere. Eppure l'ex presidente della società nuoto Bellinzona, lo sapeva bene che quei rapporti erano illegali. Atti sessuali che gli sono costati, finora, 20 mesi di carcere e la lunga lista di accuse stilata dal procuratore pubblico Amos Pagnamenta: ripetuta coazione sessuale, atti sessuali con persone inette a resistere, ripetuti atti sessuali con fanciulli. Flavio Bomio alla corte presieduta dal giudice Marco Villa, ha raccontato la sua verità. Ha parlato di quelli che ha definito amici speciali, almeno 15, negli ultimi 15 anni. Tutti ragazzi, tutti minorenni. Giovani che allenava e con i quali poi, si intratteneva, fino ad arrivare a rapporti sessuali completi. E Flavio Bomio, ha insistito: per tutto quel tempo, mai gli era mai passato per la testa che loro cedessero alle sue avances in virtù del suo ruolo, della sua autorevolezza. Mai, si era reso conto della loro sudditanza psicologica. E questo è senza dubbio uno dei nodi fondamentali sui quali si gioca il processo. Un punto che il suo avvocato Maria Galliani cercherà di dimostrare, perché nella realtà si traduce in mesi, forse anni di carcere, in più o in meno. "Perché nessuno mi ha detto nulla? Se mi avessero aiutato a capire, magari avrei smesso." Lo ha domandato alla corte, a se stesso, all'aula gremita dai giornalisti. Parole agghiaccianti, ancora più tremende perché dopo la denuncia che lo ha portato in carcere il 16 dicembre del 2011, i fatti hanno cominciato ad emergere, terribili, l'uno dopo l'altro. Bomio è imputato per reati commessi dal 1998 in poi. Ma la sua storia di amicizie speciali è molto più lunga. Decenni sui quali ormai si è abbattuta la scure della prescrizione. Ha ammesso i fatti, certo: eppure allo stesso tempo ha continuato ad insistere, che alcuni degli atti che gli sono imputati, per lui non avevano alcuna valenza sessuale. Toccamenti intimi fino ad arrivare alla penetrazione, che lui, ostinatamente, definisce goliardici. Eppure le testimonianze di tutti quei ragazzi, che il giudice ha letto all'aula silenziosa, raccontano la paura, il dolore e la vergogna. Oggi il protagonista è stato lui, domani sarà la volta delle perizie. Flavio Bomio, aspetta. Lo ha detto lui stesso. "Sono un uomo che non ha un futuro e che si sente senza passato, sono un uomo che quando uscirà di prigione si limiterà ad aspettare la morte."
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