
Flavio Bomio aveva scelta? Era in grado di decidere o meno se intraprendere quelle relazioni sessuali con minorenni, quelle che lui ha definito amicizie speciali, le stesse che lo hanno portato in carcere e da ieri di fronte alla corte presieduta dal giudice Marco Villa? Una domanda saldamente al centro della seconda giornata del processo a carico dell’ex presidente del Bellinzona nuoto, giornata dedicata alle perizie psichiatriche. E alla risposta è legato il futuro dell’uomo accusato di ripetuta coazione sessuale, atti sessuali con persone inette a resistere, ripetuti atti sessuali con fanciulli. Una domanda, due periti: l’uno giudiziario, l’altro di parte, due risposte diametralmente opposte. Sì poteva, anzi, no. Falvio Bomio, in silenzio, ha ascoltato. Con lo sguardo basso ha assistito prima alle conclusioni raccontate all’aula dal perito nominato dal procuratore pubblico Amos Pagnamenta. Lo ha sentito ribadire più e più volte che quello che ha fatto, lo ha fatto in pieno possesso delle sue facoltà, indipendentemente persino da quel disturbo narcisistico della personalità riscontrato durante i colloqui. Lui, che solo qualche mese fa diceva che in fondo, la sua colpa era di essere nato con 2500 anni di ritardo, che quei rapporti così intimi che lui ha avuto con quindici ragazzi, non più bambini, non ancora adulti, in altri tempi erano considerati le norma. Poteva scegliere: Flavio Bomio, secondo il perito giudiziario, non è un pedofilo. È un uomo a cui piacciono gli adolescenti, e che in quella piscina aveva il suo terreno di caccia. Una domanda, due periti, due risposte diametralmente opposte. Per il perito nominato dall’avvocato della difesa Maria Galliani, la piscina, per Bomio, non era un terreno di caccia, era il suo parco divertimenti: perché l’ex presidente emotivamente è un dodicenne. Lo è stato per tutta la vita. Il suo senso della realtà affettiva, ha raccontato il perito, è quasi inesistente, vittima di un’immaturità talmente rilevante da contrastarne la capacità di agire. Poteva o non poteva scegliere? Sarà la corte a decidere. Domani a parlare sarà il procuratore pubblico. Per il momento restano i fatti, rimangono la parole di Bomio cha a fine della giornata ha dichiarato che oggi, ha iniziato a capire i suoi errori. Ma soprattutto resta il dolore di quei 15 ragazzi, e di tutti quelli che negli anni sono stati amici speciali di Bomio, ma per i quali ormai è entrata in vigore la prescrizione.
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