
Lo scorso marzo il consigliere nazionale Marco Romano (PPD) aveva depositato una mozione sul tema del fisco italiano e le banche elvetiche. «La richiesta del fisco italiano nei confronti delle banche svizzere solleva numerosi quesiti e preoccupazioni nella piazza finanziaria ticinese in relazione all'attività fondamentale con clientela italiana», scriveva il deputato, che chiedeva al Consiglio federale di chiarire l’interpretazione e l’applicazione degli articoli 5 e 11 della convenzione italo-svizzera contro le doppie imposizioni del 1976.
In particolare, ricordava Romano, "l'Agenzia delle Entrate italiana e la Guardia di finanza hanno inviato recentemente a numerosi istituti di credito svizzero due questionari, attraverso i quali chiedono una serie di informazioni inerenti tutti i redditi di capitale prodotti in Italia, le modalità di gestione della clientela, i dati anagrafici dei consulenti bancari operativi in Italia, le società controllate operative in Italia, i bilanci d'esercizio dal 2013 al 2017, e altro. Lo scopo dell'offensiva italiana è quello di assoggettare su suolo italiano tutti i redditi ottenuti dagli istituti di credito svizzero con queste attività, attraverso una ritenuta d'imposta convenzionale in Italia del 12,5 per cento stabilita nella convenzione contro le doppie imposizioni del 1976 tra Italia e Svizzera".
Un'interpretazione del fisco italiano che, sottolineava Romano, "sta mettendo in difficoltà gli istituti di credito svizzero e si scontra con la giurisprudenza della Corte di cassazione che ha ritenuto che le società estere senza stabile organizzazione in Italia potessero essere escluse da imposizione in Italia". Da qui la richiesta di un intervento da parte della Confederazione.
Ora è dunque arrivata la presa di posizione del Consiglio federale, che propone di accogliere la mozione. Il Governo specifica che la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) è già in contatto con il settore bancario e gli omologhi italiani "per chiarire alcuni aspetti riguardanti i questionari inviati dalle autorità fiscali italiane alle banche estere, quindi non solo quelle svizzere".
"In quanto responsabile dell'applicazione della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Svizzera e l'Italia per evitare le doppie imposizioni (CDI), la SFI è l'autorità preposta all'adozione dei necessari provvedimenti" sottolinea il Governo. "Stando alle informazioni disponibili, al momento non sembrano sussistere dubbi in merito alla sua interpretazione o applicazione".
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