
Il Ticino è il secondo Cantone con il più elevato indice di sfruttamento fiscale sulle imprese, preceduto unicamente dal Vallese. Secondo i dati pubblicati oggi dall'Amministrazione federale delle finanze, il Ticino tassa le aziende l'84% in più rispetto alla media nazionale. Un dato che per la Camera di commercio ticinese (CC-Ti) è di «forte rilevanza economica» e impone una riflessione approfondita sul posizionamento competitivo del Ticino. «Un Cantone che risulta strutturalmente più oneroso rispetto alla media nazionale rischia di compromettere la propria attrattività per le aziende, con conseguenze dirette su posti di lavoro, gettito fiscale e dinamismo economico», sostiene la CC-Ti in una comunicato.
«Sgravi selvaggi? I dati smentiscono la narrazione»
Secondo la CC-Ti, i dati smentiscono in modo netto e inequivocabile la narrazione secondo cui il Ticino avrebbe praticato sgravi fiscali selvaggi e incontrollati a favore delle imprese. «Il confronto intercantonale ufficiale mostra che il nostro Cantone si posiziona nella fascia alta della pressione fiscale, lontanissimo da qualsiasi forma di competizione fiscale aggressiva», afferma la CC-Ti, avvertendo che sostenere il contrario rischia di ostacolare un dibattito sereno e basato sui fatti.
Clima di fiducia per sostenere la crescita
Il Ticino non è dunque un paradiso fiscale per le imprese, conclude la CC-Ti, che invita a un maggiore clima di collaborazione e fiducia tra economia, istituzioni politiche e amministrazione. «È fondamentale potersi confrontare in maniera costruttiva sul futuro della fiscalità cantonale», sottolinea la CC-TI. «Rendere il Ticino più attrattivo non significa favorire pochi, ma creare condizioni competitive a beneficio di imprese, lavoratori e famiglie», sottolinea l’associazione, ribadendo l’importanza di politiche efficaci e orientate allo sviluppo fondate su dati oggettivi e riconosciuti.

