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Ticino
Firme di solidarietà contro i precetti intimidatori
Redazione
12 anni fa
Lanciata a Cadenazzo una petizione a sostegno dei cittadini che si oppongono alla costruzione del maxibordello. "Siamo sconcertati e indignati"

"Siamo sconcertati e indignati per un modo di agire che riteniamo decisamente intimidatorio e inaccettabile. A tale proposito esprimiamo la nostra sincera solidarietà ai concittadini direttamente toccati da questo inammissibile, arrogante modo di agire nei loro riguardi."

È quanto si può leggere nel testo di una petizione lanciata durante lo scorso fine settimana a Cadenazzo, in seguito ai precetti esecutivi da 50'000 franchi l'uno inviati a mò di intimidazione a una decina di abitanti del paese da parte del promotore del maxi-postribolo Massimo Marchetti.

A lanciare la petizione, che avrebbe già raccolto una cinquantina di adesioni, è stato l'ex municipale Carlo Bizzozero.

Lui e gli altri firmatari non hanno affatto apprezzato il gesto di Marchetti e intendono ribadire "il sacrosanto diritto ad esprimere la propria opposizione alla costruzione di un edificio che contribuirebbe a mettere in cattiva luce pesantemente, di fronte all'opinione pubblica di tutto il Cantone, il buon nome del Comune, purtroppo già in passato discretitato per la presenza nel suo comprensorio di diversi luoghi di appuntamento destinati alla pratica del sesso a pagamento."

La petizione, oltre che esprimere solidarietà ai cittadini colpiti dai precetti, intende chiedere al Municipio di Cadenazzo di rivedere la decisione sulla licenza edilizia accordata al maxi-postribolo. Secondo i firmatari il Municipio non avrebbe tenuto "sufficientemente conto della particolarità della zona in cui verrebbe a sorgere il maxi-bordello: zona che, malgrado sia indicata come commerciale-artigianale, ospita abitazioni primarie edificate prima che nel Piano regolatore comunale fosse inserita la nuova destinazione."

La petizione chiede infine di aprire un dibattito sul tema del sesso a pagamento, "un'attività che viene considerata alla stregua di una qualsiasi altra attività commerciale, ma che comporta aspetti sociali, umani, psicologici, etici che non possono non indurre a riflessione in particolare sulla triste condizioni delle donne, in larghissima misura straniere, che in questo ambito esercitano e sull'apparato organizzativo che le supporta e le sfrutta senza scrupoli."

Chi fosse interessato a firmare la petizione può scrivere a [email protected]

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