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Fiorenzo Dadò: "Pedofili e stupratori: fuori i nomi"
Fiorenzo Dadò: "Pedofili e stupratori: fuori i nomi"
Fiorenzo Dadò: "Pedofili e stupratori: fuori i nomi"
Redazione
8 anni fa
In un commento apparso nell'ultimo numero di Popolo e LIbertà, il presidente cantonale PPD denuncia l'inadeguatezza delle pene

Dal nuovo numero di Popolo e Libertà il presidente del PPD, Fiorenzo Dadò riprende la vicenda che nel giugno del 2000 vide comminare a Claude Dubois 20 anni di reclusione pr il sequestro, lo stupro e l'omicidio a colpi di pistola dell'ex fidanzata.

Dodici anni più tardi, nell’agosto del 2012, Dubois venne posto agli arresti domiciliari con un braccialetto elettronico, come riportato da Dadò. Arresti, revocati solo tre mesi più tardi, a causa anche di segnali strani e scritti pornografici pubblicati su internet.

Gli arresti domiciliari verranno però subito reintrodotti nel gennaio del 2013, a seguito di un ricorso dello stesso Dubois, al quale un giudice accordò l’effetto sospensivo. Approfittandosene della libertà vigilata, Dubois sequestrò e strangolò la 19enne Marie. 

Immediatamente arrestato, ne fu decretato l’internamento a vita da parte dei giudici cantonali. Da qui, le ire dell’avvocato difensore che definì la condanna "di stampo populista". In questi giorni, a cinaue anni di distanza, il Tribunale Federale ha annullato l’internamento a vita. "Questo significa", secondo Dadò, che "un giorno o l’altro, il Dubois potremmo anche ritrovarcelo a scorrazzare davanti a casa".

Sempre dalle colonne del Popolo e Libertà, Dadò rievoca poi un'altra vicenda a sfondo sessuale. Questa volta, come scritto dal numero 1 cantonale del PPD, il protagonista fu un pedofilo, che nel dicembre del 2015 uccise nel canton Argovia una giovane madre tagliandogli la gola così come i suoi due figli di 13 e 19 anni e la sua amica.

"Quattro vittime innocenti, riunite per festeggiare il Santo Natale", prosegue l'articolo di Dadò che poi prosegue nella precisa descrizione dei fatti: "Prima di sterminarli, li lega e abusa sessualmente per mezz’ora del ragazzino di 13 anni. Poi lo sgozza, così come fa con la madre, il fratello e l’amica di quest’ultimo".

Poi, prosegue nella sua descrizione il presidente PPD, "Il pedofilo si ripulisce del sangue, dà fuoco alla casa e torna tranquillo a cercare su internet altri ragazzini, studiando le abitudini delle loro famiglie".

"L’intenzione è chiara: agire ancora, con le stesse modalità e la stessa brutalità. Il giudice decreta la detenzione a vita ma con internamento ordinario. In pratica, se gli specialisti lo riterranno, il mostro un giorno o l’altro potrebbe tornare a girovagare per le vie delle città", constata Dadò aggiungendo che "Questi sono naturalmente i casi più estremi. Tuttavia sono molte le circostanze nelle quali delle persone hanno rovinato per sempre la vita e l’equilibrio psichico di donne e bambini, senza giungere a commettere efferati delitti".

E passando Ticino, Dadò sottolinea che "i casi si verificano anche nel nostro cantone". E a questo propisito, il presidente cantonale pipidino sottolinea che "un plauso va a chi cerca con i pochi mezzi a disposizione di affrontare e prevenire questi drammi, a destare sconcerto è la bonarietà delle pene".

"Condanne incomprensibilmente miti, sospese condizionalmente, senza pene accessorie o misure terapeutiche. Pedofili e stupratori, la cui privacy viene tutelata, restano liberi di girovagare tra la gente".

Secondo Dadò "Una farsa! Un’autentica e dolorosa presa in giro, una beffa nei confronti delle vittime e una mancanza di tutela della cittadinanza più vulnerabile".

E partendo dal presupposto che "Pedofili e stupratori non possono essere considerati semplici delinquenti non limitandosi a rubare orologi o ad andare veloce in auto", il presidente PPD afferma che "con il loro agire disgustoso rovinano per sempre delle vite innocenti, costringendole a soffrire per il resto dei loro giorni!"

Secondo Dadò, essendo degli ammalati, con pochissime, reali possibilità di guarigione, l’attuale disposizione penale e il potere eccessivo degli psichiatri finiscono per favorirne un'inadeguata punibilità.

Concludendo il suo intervento su Popolo e Libertà, Dadò informa che "Presto passerà in Gran Consiglio una nostra iniziativa che chiede a Berna di inasprire le pene. Ma non sarà abbastanza. In queste settimane è stato condannato (per modo di dire) un docente di musica per atti sessuali con fanciulli. L’ennesimo delinquente a piede libero. Il nome, come sempre, è secretato. È ora di finirla".

"Ai pedofili e stupratori, va innanzitutto ritirato il passaporto (in modo che non vadano a delinquere nei paesi poveri) e, perlomeno per coloro che hanno avuto un ruolo sociale (docenti, medici, educatori…), è necessario un albo pubblico".

"Fuori i nomi, basta omertà! La società deve potersi proteggere", conclude con fermezza il presidente cantonale PPD.

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