
La situazione finanziaria della Diocesi di Lugano è difficile, ma non tragica. Con queste parole il portavoce della Curia Luca Montagner commenta i conti, che per l'anno 2021 si sono chiusi con un deficit di 31mila franchi a fronte di un preventivo che sfiorava i -1,3 milioni. Merito soprattutto dell'alienazione di un immobile, che ha permesso di chiudere con un leggero disavanzo. Ma i problemi sono di natura strutturale e i prossimi anni si preannunciano difficili. Le entrate non riescono infatti a coprire i 5,77 milioni di costi di esercizio. Poco meno della metà (2,64 milioni) sono riconducibili alla voce "costi per il personale".
Valorizzare il parco immobiliare
Per migliorare la situazione, la Diocesi intende lavorare soprattutto sul fronte delle entrate e far fruttare il proprio parco immobiliare. "Il parco immobiliare è molto ampio”, spiega Montagner ai microfoni di Ticinonews. “Ci sono dei beni alienabili, che possono quindi essere messi in vendita. Altri beni invece che non lo sono. L'obiettivo è fare in modo che questo parco immobiliare renda il più possibile perché è una delle fonti di maggiore rendita della Diocesi.
Gli affitti non si toccano
Ma in che modo rendere? Ieri l’Associazione Svizzera degli inquilini si è detta molto preoccupata per l’aumento delle pigioni nel paese. Una strada che la Diocesi non sembra voler percorre. "Applichiamo già tariffe a pigione moderata”, spiega Montagner. “Più che aumentare i canoni, cerchiamo di fare in modo che questi stabili possano rendere di più. Stiamo per esempio facendo un investimento a Claro nell'ex convento di Casa Nazareth, dove oltre ad appartamenti a reddito, valuteremo l'ipotesi di aumentare il parco immobiliare". Si tratta in pratica di aumentare il numero delle fonti di reddito che per l’anno in corso e per il 2023 porteranno utili superiori ai 2 milioni di franchi.
I conti delle parrocchie e della Diocesi
I frutti di questa strategia, però, non si vedranno subito. I preventivi 2022 e 2023 rimangono deficitari a -1.7 e -1.8 milioni di franchi. La delicata situazione finanziaria non avrà comunque un impatto sulle parrocchie, per cui vale una sorta di sistema perequativo. "I conti delle parrocchie non sono i conti della Diocesi perché si parla di enti e realtà diverse. Quando si tratta delle parrocchie diamo degli aiuti concreti ed economici quando possiamo. C'è per esempio il fondo Congrue, dove vengono raccolti soldi dalle parrocchie che hanno più fortuna e che vengono condivisi con quelle che hanno meno fortuna. Diamo inoltre un aiuto nella consulenza per gestire il patrimonio delle parrocchie".

