
Far quadrare i conti si sa non è impresa facile. Soprattutto quando in gioco ci sono le finanze cantonali. I problemi sono quelli di sempre: da una parte la spesa pubblica che trabocca, dall’altro le entrate che si restringono. In mezzo c’è il pareggio di bilancio entro il 2015. Un obiettivo stabilito prima di Natale dal Parlamento che si rivela sempre più lontano. Lo si è capito bene stamattina durante l’incontro avvenuto a Bellinzona tra i capigruppo dei partiti di Governo e il Consiglio di Stato al gran completo. Non vi preoccupate: oggi a Palazzo, di decisioni non ne sono state prese, per lo più si è fatto il punto della situazione ed è stato presentato un rapporto intermedio. I risultati definitivi saranno resi noti ad agosto. Ma qualcosina è filtrata da palazzo: la scadenza non dovrebbe essere rispettata perché tutte le forze politiche ritengono che ci sia troppo poco tempo per dar seguito ad una manovra da lacrima e sangue, come è stata definita dal presidente Paolo Beltraminelli. Al di là della tempistica, ognuno ha la sua ricetta per sanare la voragine. Il presidente del PPD Giovanni Jelmini è categorico:“Bisogna tagliare le spese, stiamo giocando con i soldi dei cittadini”, e propone d’integrare l’ospedale sociopsichiatrico nell’ente cantonale; rendere più snella la logistica e l’ufficio di statistica e chiedersi se è necessario un ufficio veterinario cantonale. Per il coordinatore della Lega Attilio Bignasca, la soluzione è una sola, prendere le forbici in mano e avere il coraggio di tagliere sui costi del personale pubblico. Gli fa eco il presidente dell’UDC Gabriele Pinoja che ribadisce la necessità di tagliare sulle nuove assunzioni nel settore pubblico, facendone di più mirate. Non le manda a dire neanche il presidente del PLR Rocco Cattaneo che se la prende col Governo: “Non sta a noi proporre ricette, ma al Governo che fino adesso non ha dimostrato una grande volontà nel mettere in atto le misure” ci dice. La capogruppo socialista Pelin Kandemir Bordoli punta sulle entrate: rivedendo verso l’alto il forfait fiscale per globalisti, i ricchi stranieri senza attività lavorativa in Svizzera, e ritoccando le stime immobiliari sulle prime case. Una ricetta che piace in parte ai Verdi. Oltre all’aumento della base imponibile per i globalisti – spiega la deputata Michela Delcò Petralli - si potrebbe però tagliare i sussidi ad alcune associazioni private che in certi casi poi vengono messi a bilancio e diventano utili. Come sempre ognuno ha la sua. Ma tra il dire e il fare… Tutti i dettagli nel servizio del TG di Teleticino Christian Fini
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