
Cinque atti parlamentari per garantire al Ticino un futuro finanziariamente sostenibile. I Verdi, riuniti ieri a Bellinzona, hanno presentato un piano definito “equo e sostenibile” per correggere gli errori del passato e promuovere una politica lungimirante, fondata su entrate adeguate, una fiscalità più giusta e una gestione più efficace dei flussi federali. "È una lettura che contrasta la narrazione finora portata, ossia che il Ticino spende troppo e bisogna tagliare la cinghia", evidenzia Marco Noi, co-coordinatore dei Verdi del Ticino. A fargli eco la deputata Nara Valsangiacomo. "Avere una visione finanziaria limitata a quelle che sono le uscite, quindi i tagli e le riduzioni del servizio pubblico, non è più un'opzione".
Entrate e uscite non in equilibrio
Secondo i deputati ecologisti disavanzi e debito in Ticino non si sono accumulati perché si spende tanto e/o male, ma perché entrate ed uscite non sono state mantenute in equilibrio. Negli ultimi 20 anni l’aumento della spesa pubblica pro capite del nostro cantone è stata infatti simile sia alla media, sia alla mediana nazionale. Sono dunque gli introiti a essere venuti a mancare. Soldi che vanno prelevati laddove ci sono, innanzitutto presso gli alti redditi - con un aumento progressivo delle aliquote -, ma anche con una differente tassazione della sostanza, sostiene il capogruppo Matteo Buzzi. "Introduciamo una maggiore progressività, quindi ulteriori otto classi di aliquote, più alte rispetto a quella attuale, che è plafonata al di sopra di 1,3 milioni di franchi. Anche per le classi più basse di imposta introduciamo una leggera diminuzione e un aumento della quota esente in modo da sgravare il ceto medio".
Altre misure
Sempre sul fronte delle entrate viene rivendicato un adeguamento delle stime immobiliari, un aumento delle tasse di successione, l'introduzione dell'imposta sulle residenze secondarie e un aumento del moltiplicatore cantonale tra il 5 il 10%. Totale: 570 milioni di nuove entrate. A queste si aggiungerebbero 150 milioni di margine sul freno al disavanzo per investimenti verdi e 130 milioni di risparmi comunque possibili senza intaccare i servizi erogati dallo Stato, spiega Samantha Bourgoin, che invita a scegliere soluzioni meno costose nei progetti pubblici.
Maggiori contributi federali
Fondamentale, per i Verdi, anche rivendicare maggiori contributi federali. “La politica ticinese ha sempre cercato negli ultimi decenni di guadagnare posizioni nelle classifiche dell'attrattività fiscale. Ma ha perso completamente di vista la classifica dei contributi a livello federale" spiega Marco Noi. "È decisamente un errore e questo crea un ammanco di 200-300 milioni di franchi all'anno”. Un ammanco che non ha permesso di far fronte ai crescenti bisogni della popolazione. “Con il 28% della popolazione che si trova a rischio di povertà è chiaro che lo Stato deve intervenire”, conclude Valsangiacomo.

