
Dopo Tamara Merlo anche la deputata - ormai Indipendente - Maristella Patuzzi ha commentato la decisione dei Verdi di estrometterla dal partito al pari della collega e del deputato Franco Denti.
Per i Verdi, ricordiamo, i tre deputati "non rappresentano più il partito" e si esprimono "esclusivamente come indipendenti". Un decisione che non giunge certo come un fulmine a ciel sereno: che ci fosse maretta tra i tre deputati e il partito ecologista lo si era capito settimana scorsa e soprattutto dopo l’espulsione di Franco Denti nell’aprile dell’anno scorso.
“Ho appreso la comunicazione di ieri con un profondo senso di libertà - ha dichiarato Maristella Patuzzi, da noi contattata - Finalmente ci si può occupare dei problemi veri del Cantone, come la disoccupazione, il dumping salariale, il traffico e l’aumento degli affitti”.
La rottura, dicevamo, era nell’aria già da settimana scorsa, in seguito alla decisione di bloccare il versamento annuo dei finanziamenti pubblici del Gruppo parlamentare. “Dal mio punto di vista, vorrei sapere come vengono gestiti questi contributi. Questo ci riporta al grande problema della mancanza di dialogo all’interno del partito”.
“Non mi importa di essere stata espulsa, io nasco e rimango Verde, anche senza aderire a un partito. Per ora rimango Indipendente e mi concentro sulla musica, sui veri problemi dei ticinesi e sul programma per il quale siamo stati votati. Programma che guarda caso è sparito dal sito dei Verdi”.
“Questa svolta la vedo un po’ come la politica del futuro: non bisogna per forza appartenere a un partito per trovare soluzioni e lavorare per il bene del nostro Cantone”.
La frattura, in ogni modo, appare difficile da sanare: tra mancanza di comunicazione, un programma politico apparentemente non condiviso e, soprattutto, l’espulsione di Franco Denti. “Un’espulsione che mi ha dato molto fastidio – prosegue Patuzzi – Questo non è il mio partito: io non farei mai così. Denti ha preso più voti di tutti, è sempre presente e motivato, e tutt'ora non ne capisco il motivo. L’espulsione non era nemmeno nell’ordine del giorno”.
La via della riappacificazione, per quanto difficile, non è però da escludersi. “Sono aperta a una riappacificazione, però i passi si devono fare da entrambe le parti. Io rimango sempre ottimista, ma il partito deve mostrare di avere dei motivi validi per togliere il nostro programma politico. Ad ora, però, non ci hanno ancora contattati in merito alla nostra espulsione”.
Affaire à suivre, come si suol dire. Quello che pero è certo è che, in particolare a livello comunicativo, la figura di Sergio Savoia a qualcuno manca. “Ora è importante reagire nel modo più positivo: non importa la caduta ma come ci si rialza”, conclude Patuzzi.
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