
La FTAF, che riunisce tutte le fiduciarie ticinesi, e che rappresenta quindi un settore con circa 6'000 posti di lavoro, ha preso posizione sull’accordo tra la Svizzera e l’Unione Europea di revisione della fiscalità del risparmio.
La FTAF (nella foto la presidente Cristina Maderni) si dice estremamente preoccupata "per le ripercussioni negative sull’economia cantonale, e sulla piazza finanziaria svizzera nel suo complesso, che il salto in avanti unilaterale del Consiglio federale in materia di scambio automatico delle informazioni rischia di causare."
"Il 16 settembre 2015 passerà in Consiglio nazionale il messaggio del Consiglio federale sull’adesione alla convenzione di Strasburgo nonché all’accordo multilaterale dell’OCSE sullo scambio automatico" scrive in una nota la FTAF, la quale deplora il fatto "che tale strumento non sia stato concluso da numerosi Stati, tra i quali gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi Uniti, Singapore, Bahamas, Cina, Giappone, con la conseguenza che la piazza finanziaria svizzera sarà tenuta a criteri di trasparenza molto più stringenti di quelli a cui sono tenute piazze finanziarie concorrenti, quali New York, Tokyo, Hong Kong, Singapore, Dubai, Nassau, e molte altre ancora."
"Analogo approccio unilaterale viene ora perseguito con l’accordo con l’Unione Europea sulla revisione della fiscalità del risparmio" scrive ancora la FTAF. "Tanto il Consiglio federale che delle stesse istituzioni dell’Unione Europea avevano sottolineata la necessità di estendere il raggio geografico delle misure equivalenti al diritto europeo in materia di trasparenza fiscale. E’ chiaro infatti che lo scambio automatico serve quale strumento di trasparenza fiscale soltanto se viene applicato universalmente, in caso crea solo degli squilibri nei flussi finanziari internazionali. Oggi, però, purtroppo un accordo viene concluso con l’Unione Europea soltanto da parte svizzera."
"A parole tutti sostengono la necessità di una parità di condizioni di concorrenza tra i diversi centri finanziari internazionali" conclude la FTAF. "Si spera che alle parole seguano ora, da parte della politica, i fatti. Tanto più che la Svizzera non ha ottenuto nulla in cambio dall’Unione Europea, in particolare in termini di accesso al suo mercato interno per le prestazioni transfrontaliere da parte di operatori finanziari situati in Svizzera, e che l’accordo ha delle implicazioni dirette anche per i contribuenti svizzeri (pur essendo ancora pendente l’iniziativa sulla tutela della sfera privata)."
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