
Berna ieri ha presentato e posto in consultazione il programma Ferrovia 2030. E tra i progetti considerati prioritari dall’Ufficio federale dei trasporti e dalle FFS non figurano né il proseguimento di Alptransit a sud di Vezia né l’aggiramento di Bellinzona. Due progetti che vengono invece considerati fondamentali per il futuro dei collegamenti ferroviari in Ticino. E c'è chi l'aveva previsto: il professore universitario - ed ex consigliere nazionale - Remigio Ratti.In questo caso lei è stato un po’ come una Cassandra … “E’ tutta la vita che mi occupo di questi problemi. Ho previsto questi scenari in un’opinione pubblicata nel luglio dell'anno scorso” E ora qual è il suo commento? “Ieri sono stati presentati due progetti che non soddisfano nessuno. E dunque ci sarà sicuramente una fortissima reazione”. Il Ticino ha visto bocciati i suoi due progetti: la circonvallazione di Bellinzona e quella di Lugano. Ora cosa deve fare? “Anzitutto non dobbiamo litigare tra di noi. Poi dobbiamo entrare, uniti, nel coro degli scontenti. Come Ticino, non agendo da soli. E il nostro primo obiettivo deve essere quello di aumentare il budget. La soluzione da 12 miliardi è da scartare immediatamente. E quella da 21 miliardi, che non soddisfa almeno mezza Svizzera, è da alzare fino a 30 miliardi. Certo poi bisognerà pagare la fattura. Ma i mezzi per finanziare queste opere si possono trovare. Anche in maniera innovativa”. E poi? “Abbiamo proposto l’aggiramento di Bellinzona e di Lugano, ma non è stato accolto. Ora queste due proposte fanno riformulate”. Cosa rema contro il Ticino? “Quello che ci indebolisce è il fatto che il traffico merci, dopo l’apertura del Löchberg, si è nettamente spostato verso l’asse del Sempione. Asse sul quale l’Italia a sud - a Novara e a Busto Arsizio - ha sviluppato infrastrutture per il traffico merci. Ci indebolisce anche la non realizzazione dei progetti italiani tra Monza e Como e ad est di Seregno. Ma in questo caso criticare l’Italia non serve a molto perché la Lombardia deve essere un nostro alleato”. Cioè? “Una chance di vedere realizzati i progetti ticinesi c’è. Ma solo a condizione di non agire da soli. Bisogna agire in coro: le città e il Cantone devino unirsi a tutti quelli che stanno reclamando, alleandosi con la Lombardia e con la Borsa dei transiti alpini (BTA)”. Ecco… le città. Come giudica il loro sostegno ai progetti ticinesi? “In questo caso Bellinzona e Locarno si sono mosse bene”. E Lugano? “Lugano no. Stavolta non è stata all’altezza delle sue ambizioni. E non ha fatto sentire la sua voce. Ma è sempre in tempo a farla sentire”. E la Lombardia ci sente? “L’Italia è l’Italia. A parole ha promesso tutte queste cose. Nei fatti invece continua a posticipare”. Se il Ticino dovesse perdere il treno di Ferrovia 2030 quando se ne riparlerà? “In quel caso vuol dire che dopo i grandi miglioramenti del Gottardo e del Ceneri per 20 anni in Ticino non cambierà più niente. Di sicuro fino al 2040 almeno”. C’è chi dice che il progetto di Alptransit a sud di Lugano è morto ieri… “Non è morto ieri perché per la Berna federale era già morto da un pezzo. Diciamo la verità: Berna non ha mai voluto pianificarlo. Da un paio d’anni la Confederazione ha in mente la realizzazione di Alptransit a sud di Lugano… come musica per il 2050. Il Ticino l’anno scorso ha reagito e in modo realistico e ha proposto l’aggiramento di Bellinzona e quello di Lugano fino a Melide. Ma è una proposta che comunque, personalmente, non mi soddisfa”. In che senso?“La necessità di una migliore attrattività di tutto quello che c’è a sud di Lug
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