
«Come valuta il lodevole Municipio la situazione dei NEET nella Città di Lugano?». È una delle domande contenute nell'interrogazione firmata la Sinistra, con cui Cristiano Canuti (primo firmatario), Jasmine Altin, Elena Rezzonico, Silvia Barzaghi e Nina Pusterla chiedono lumi al Municipio in merito ai «NEET», ovvero a quella fascia di popolazione giovanile che non è impegnata in percorsi di studio, formazione professionale o attività lavorativa. Si tratta, scrivono, «di un fenomeno che sta assumendo una crescente rilevanza a livello mondiale che ha attirato l'attenzione delle istituzioni e degli esperti in ambito sociale ed economico. Il problema dei NEET coinvolge non solo le problematiche individuali dei giovani, ma ha anche delle ricadute significative sull'economia, sul benessere sociale e sulle opportunità di crescita del nostro territorio».
Il dato ticinese
La categoria, viene precisato nell'atto parlamentare, «include sia coloro che non lavorano né studiano, sia coloro che sono fuori dal sistema di formazione ma desiderano entrare nel mercato del lavoro, ma non trovano opportunità adeguate. Il fenomeno non si limita solo a problematiche economiche, ma è anche legato a difficoltà sociali, familiari e psicologiche che impediscono a molti giovani di partecipare attivamente alla società. Il fenomeno ha diverse cause che vanno dalla disoccupazione giovanile alla scarsa motivazione e mancanza di prospettive, dalla mancanza di competenze professionali adeguate alla disconnessione sociale e famigliare». In seguito vengono citati alcuni dati: «nel 2018, secondo Eurostat, il tasso di NEET in Svizzera era del 7.9%, mentre nel 2023 l’Ufficio federale di statistica indica nel Canton Ticino il 9.5% di NEET all’interno della popolazione giovanile fra i 15 e i 29 anni. Superati solo dall’Arco Lemanico con il 10.5%».
«Serve un approccio integrato»
Queste persone, viene ancora spiegato, «sono a maggiore rischio di sviluppare problemi psicologici, entrare in dinamiche di isolamento sociale e finire a carico della disoccupazione o dell’assistenza». Per riattivarli «è necessario un approccio integrato che vada oltre la formazione tradizionale, combinando supporto psicologico, formazione pratica, opportunità di lavoro e politiche pubbliche integrate in rete. Solo un lavoro di squadra tra istituzioni, imprese e comunità locali può permettere a questi giovani di reinserirsi nel mondo scolastico o professionale».

