
I dati ufficiali parlano chiaro: solo dall'inizio del 2025 in Svizzera si contano già 22 femminicidi, un numero impressionante e mai raggiunto prima con questa frequenza. L'ultimo tragico caso è avvenuto il 19 agosto a Corcelles (NE), dove un uomo algerino ha assassinato la sua ex moglie e le due figlie. La violenza di genere e i femminicidi sono un problema grave "e vanno affrontati con la massima serietà", sottolinea in un'interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato il deputato leghista in Gran Consiglio Andrea Sanvido a nome del gruppo Lega. "Nessuna vita dovrebbe essere spezzata dalla violenza, e nessuna donna dovrebbe sentirsi in pericolo all’interno della propria casa o relazione. Ogni femminicidio è un fallimento collettivo. Tuttavia, vi è un elemento che la politica e i media mainstream faticano ad ammettere: troppo spesso, questi delitti vedono coinvolti autori con un retroterra migratorio e culturale che porta con sé un rapporto problematico con il ruolo della donna, con la parità e con il rispetto della vita familiare".
Questione stranieri
In Svizzera - prosegue il testo - gli stranieri risultano "sovrarappresentati negli atti di violenza domestica grave e nei femminicidi. Esistono fattori sociali e culturali che non possiamo ignorare". E per Sanvido la contraddizione è lampante: "la sinistra politica, che da un lato invoca confini spalancati, accoglienza illimitata e naturalizzazioni semplificate, dall'altro denuncia indignata i femminicidi e la violenza sulle donne. Ma come si può ignorare che proprio le politiche migratorie lassiste contribuiscono ad alimentare il fenomeno?". La Lega dei Ticinesi chiede pertanto al Governo di chiarire con dati trasparenti il legame tra criminalità di genere e provenienza migratoria. "Dobbiamo smettere di nascondere questa verità dietro al 'politicamente corretto' e adottare politiche più severe in materia di ingresso e permanenza di stranieri che non rispettano i principi della parità e della dignità femminile. Questo anche rafforzando le misure preventive e di sicurezza a tutela delle donne, riconoscendo che il problema non è solo 'sistemico', ma anche e soprattutto culturale e migratorio. Bisogna rafforzare l’educazione al rispetto, migliorare i sistemi di protezione e intervento e sostenere chi trova il coraggio di denunciare".
L'interrogazione
Per questo motivo, il gruppo Lega pone al Governo le seguenti domande:
- Il Consiglio di Stato dispone di dati relativi alla provenienza (nazionalità, status migratorio) degli autori di femminicidio e di violenze domestiche gravi registrate in Ticino e in Svizzera negli ultimi anni?
- È confermato che una quota significativa di tali episodi vede coinvolti cittadini stranieri o persone con origini culturali dove la condizione della donna non è considerata paritaria?
- Quali politiche mirate intende intraprendere il Cantone per affrontare il fenomeno alla radice, ossia includendo anche il tema della cultura di provenienza e della difficoltà d'integrazione di una parte della popolazione migrante?
- Non ritiene il Consiglio di Stato che la narrazione proposta dalla sinistra – improntata da un lato a un’accoglienza senza limiti e dall'altro a un’indignazione di fronte a queste tragedie – rischi di apparire incoerente, e di risultare problematica per la sicurezza delle donne ticinesi e svizzere?
- Quali misure concrete verranno messe in campo in Ticino per garantire che politiche migratorie e di sicurezza pubblica siano coordinate, evitando così di accogliere individui che non rispettano i valori fondamentali della nostra società?

