
Vi ricordate la storia di Emilio Fede che viene a Lugano con una valigetta contenente 2,5 milioni di euro ma, al momento di consegnare i soldi in banca, questi vengono rifiutati da un solerte impiegato elvetico? Era il marzo dell'anno scorso e da allora, malgrado le più disparate speculazioni, non si è mai riusciti a capire la veridicità della notizia. Fede ha continuato a negare, ma la procura di Roma ha comunque aperto un'inchiesta per riciclaggio. Ma ora l'ex direttore del TG4 sostiene che, dopo averci lavorato sopra per oltre sei mesi, è in grado di fornire una notizia "bomba". Lo riferisce in un articolo pubblicato oggi "La Voce d'Italia", secondo cui Fede, ora che non è più impegnato con Mediaset, ha trovato il tempo di svolgere le sue indagini. Che gli hanno consentito di identificare il delatore: Lele Mora. Con Lele Mora, Fede è legato nel procedimento penale che lo vede imputato a Milano per concorso in bancarotta fraudolenta nel fallimento della LM Management. Fede e Mora condividono pure le accuse di induzione e favoreggiamento della prostituzione nell'ambito del processo Ruby. E tra i due sembra esserci molta ruggine. "Ma vi sembra che io mi metta a passare la dogana di Chiasso, dove tutti mi riconoscono?" esordisce Fede nel tentativo di scagionarsi dalle accuse. "Io due milioni e mezzo non li ho mai avuti, e anche se li avessi avuti, avete mai visto una banca svizzera che rifiuta dei soldi? Quelli si prendono tutto, anche i soldi dei peggiori contrabbandieri!" Ora Emilio Fede si dice pronto a rivelare "i retroscena del complotto", che a suo dire sarebbe stato ordito da Lele Mora. "Un dossier esplosivo, una notizia da prima pagina" afferma. Quando e come svelerà questi retroscena, ora che non ha più il palcoscenico privilegiato del TG4, non è dato sapere. Restiamo in attesa.
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