
Fausto Beretta Piccoli, 69enne ex assistente sociale, attore teatrale ma per molti soprattutto uomo politico, ha detto basta ad aperitivi, santini, inviti personalizzati, vendita di schedine su internet. Fausto, detto “Gerri”, non vuole più avere a che fare con tutto questo. Del resto è dal 1967 che si occupa di politica, dall’epoca in cui Paride Pelli era sindaco di Lugano, e lui Gerri, l’unico rappresentante del Partito del Lavoro in Consiglio comunale. Da allora ha sempre militato per la sinistra, rappresentandola anche per “3 o 4 legislature nel Gran Consiglio. A dire il vero non so nemmeno più quante”. Ci dice, mettendoci subito a nostro agio.
Signor Beretta Piccoli, cosa ne pensa della politica di oggi?
Bè tutto questo fare aperitivi, digestivi e santini promozionali è rappresentativo del modo di vivere la politica oggi. Tutti lottano per avere dei seggi e l’unico scopo sembra quello. Non ci sono veri progetti. Vero è che anch’io ho organizzato due aperitivi, ma il mio scopo non è mai stato quelli di ottenere dei voti, non ho mai lottato per entrare in un consiglio d’amministrazione e avrò stampato in tutto 500 santini in 40 anni di politica.
Lottavo con passione per dei progetti concreti, come quello di istituire degli educatori di strada, figure fino ad allora inesistenti nel nostro Cantone. Portare gli assistenti sociali fuori dalle mura è stato un successo, una piccola evoluzione ottenuta con fatica. Forse proprio per questo mio impegno prendevo voti da tutti, dall’UDC all’MPS, senza andare in radio o televisione, o senza mendicare voti in ogni occasione.
Qual è il politico che ricordi con maggior simpatia?
Negli anni ’70, militando nel Partito Socialista Autonomo ho avuto la fortuna di collaborare e incontrare Pietro Martinelli. È stato un periodo fantastico. In Ticino allora si parlava davvero di politica e la sinistra con Martinelli era propositiva e “rivoluzionaria”, più della lega che ha portato un dibattito esplosivo, ma di fatto per nulla costruttivo. Pietro Martinelli ha veramente contribuito nella politica ticinese, portando una visione rivoluzionaria dei compiti dello Stato, Martinelli ha fatto davvero politica. Comunque a livello affettivo devo ricordare anche Giuseppe Bosia membro del PDL, comunista convinto che era un vero amico per me.
Ma allora, perché e quando ha deciso di smettere?
Da un lato sono cambiate le condizioni del fare politica. Agli inizi del mio percorso politico c’era solidarietà fra partiti e si operava per il bene della popolazione. Inoltre, all’interno dei partiti stessi c’era un modo più comunitario e collettivo di funzionare.
Dall’altro, ho smesso perché cerco di fare tutto con piacere e la politica stava diventando per me un peso. Anche per quanto concerne il Consiglio Comunale credevo di farcela, ma invece non ho più energia e non riesco a rinnovarmi per proporre dei progetti sensati e interessanti. Questo significa che è passato il mio tempo. Fare politica richiede anche fantasia e un grande impegno, non si tratta solo di seggi ed è per questo che credo sia importante saper riconoscere quando non si è più in grado di farlo.
Cosa ne pensi della politica di oggi sia da politico che da elettore?
Dal punto di vista dell’uomo politico, un grande cambiamento riguarda la comunicazione: oggi nessuno comunica più. Tutti i politici oggi leggono discorsi già preparati. Io non ho mai voluto leggere, avevo le idee chiare e non mi serviva un foglio per comunicare con i miei colleghi, anzi.
Come elettore, credo che una volta ci fosse un maggior rispetto dei diritti duramente conquistati, come quello di voto. È sconfortante sapere che c’è chi deride la democrazia vendendo la propria scheda, quando in molti paesi lottano e si sacrificano per poter avere il diritto di votare. Non biasimo chi non vota per una scelta politica, ma non appoggio coloro che denigrano così la conquista della libertà, che passa anche attraverso il voto come hanno dimostrato figure come Nelson Mandela e Mahatma Ghandi.
Cosa ci può dire a proposito di verdi e rossi oggi, cosa ne pensa?
A proposito dei verdi: mi ha enormemente deluso Sergio Savoia che ha fatto una scelta populista. La linea verde con un pizzico più di sociale sarebbe quella giusta, ma attualmente non credo a nessuna delle loro proposte e dei loro rappresentanti, tanto che non ho dato loro nemmeno un voto. I pochi personaggi bravi sono soffocati da una linea politica qualunquista.
Per i rossi come per tanti altri partiti vi sono buone personalità e altre che non dovrebbero più apparire e che spesso oscurano il resto del gruppo. Ad esempio non trovo Massimiliano Ay un leader interessante. Basti ricordare che è andato a braccetto con Brenno Martignoni del “Noce”, partito di destra, pur di ottenere un posticino per sè a Bellinzona. Ay ha una concezione di un partito basata sul passato, e non propone progetti interessanti e coerenti.
E del nuovo movimento Montagna Viva?
Sono stato il primo firmatario, a dire il vero in parte per provocazione verso i Verdi. Tuttavia, trovo realmente interessante il loro programma, perché la situazione dei giovani oggi manifesta un malessere che parte anche dal modo in cui vengono concepite e vissute le valli ticinesi. I lavori manuali legati al territorio non sono sostenuti e i ragazzi di oggi sono costretti a studiare, senza sapere cosa fare con i titoli ottenuti.
Inoltre, non ci sono più contadini in Gran Consiglio e le valli ne risentono. Prima c’era Marino Truaisch, sindaco di Olivone, a rappresentare queste realtà. Ma oggi, a tutti piace dire quanto sia bella la montagna, ma poi non viene fatto niente per sostenerla.
Se ci fosse un partito interessante si ricandiderebbe?
Assolutamente no… Non mi ricandido più, e se lo facessi sarebbe unicamente per suscitare delle domande negli elettori, stimolando la riflessione. Credo infatti che non ci sia bisogno di un partito: se si è parte di una comunità, si dovrebbe operare automaticamente per il suo bene. Inoltre vorrei far capire che tutti possono accedere alla politica, basta avere dei collaboratori fidati e saper lavorare in gruppo.
Ora comunque voglio concentrarmi sul teatro, proseguire con la bell’avventura radiofonica della sitcom dialettale “Sem ammò chì”, e la prossima Performance che svolgerò per i ’40 anni del Teatro Pan.
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