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Sanità
Farmaci economici sempre più rari, Tamò: "Siamo sul filo del rasoio a livello globale. Servono compromessi"
Redazione
2 anni fa
Il continuo aumento dei prezzi dei farmaci in Europa, incluso in Svizzera, è dovuto alla presenza sul mercato di terapie avanzate a costi elevati e alla pressione politica per farmaci a basso costo. Questa situazione ha portato a carenze e costi più alti, richiedendo una rivalutazione del sistema sanitario e dell'approccio della società.

Non sembra avere un freno il continuo aumento del prezzo dei farmaci in tutta Europa, Svizzera compresa. Uno scenario che fa presagire un futuro tutt’altro che roseo. L’allarme è stato lanciato in questi giorni – ma è presente già da diversi anni – dall’European Social Insurance Platform (ESIP) e dal Medicine Evaluation Committee (MEDEV). Dai generici a quelli specifici, i motivi dietro questo incessante incremento sono molteplici e non chiari ai più. Federico Tamò - portavoce dell'Ordine dei Farmacisti del Canton Ticino - ci ha spiegato che sono due i principali motivi. “Non è tanto il costo, quanto la spesa per i farmaci ad aumentare. Questo perché abbiamo sempre più terapie biologiche e oncologiche molto avanzate e con conseguenti costi sul mercato molto elevati”.

Due meccanismi alla base degli aumenti

Al giorno d’oggi, ci spiega sempre Tamò, abbiamo due meccanismi alla base di tutto questo scenario. “Da una parte ci sono queste nuove terapie che entrano sul mercato con costi molto alti, in cui c’è una volontà politica di garantire alla popolazione l’accesso a queste terapie il più rapidamente possibile. Dall’altro lato, però, per beneficiare di questa rapidità bisogna anche accettare costi più alti”. Ma c’è un altro fattore legato all’aumento: la forte pressione politica degli ultimi decenni sui farmaci a basso costo a cui tutti siamo sempre stati abituati. “Questa ha portato o all’aumento del prezzo o alla carenza di tutti quei farmaci che sono sempre stati a basso costo e che tutti conosciamo bene. Alcuni sono addirittura stati tolti dal mercato perché non più redditizi”. Tamò non ha quindi nascosto che sono necessarie alternative, “che possono spaziare dalle preparazioni ad hoc fatte direttamente dalle farmacie, alle importazioni dall’estero fino a medicamenti più nuovi. Ma tutte queste opzioni sono inevitabilmente più molto costose”

Questione approvvigionamento

Negli ultimi decenni la politica ha spinto fortemente sull’abbassamento del costo dei farmaci, motivo per cui si era optato per una dislocazione della produzione al di fuori dell’Europa, in Paesi in cui – ci spiega Tamò – la manodopera e le norme legali sono più basse e quindi costa meno produrli, ma le cose nel frattempo sono cambiate causando anche una crisi nell’approvvigionamento. “A loro costa poco produrle e a noi costava meno acquistarle, ma questo finché il medicamento arrivava in Svizzera. Adesso la situazione globale è nota a tutti, dal covid alle guerre in Europa l’approvvigionamento non è più garantito e sono diverse stagioni invernali che i farmacisti fanno i salti mortali per garantirli alla popolazione. Ovviamente l’alternativa se questi vengono a mancare bisogna proporre quelli più cari”.

Necessario un cambio di approccio sanitario e sociale

In questo senso, però, il nostro sistema di assicurazione malattia è abbastanza sociale, motivo per cui la copertura dei farmaci specifici non manca, così come il finanziamento di questo sistema sanitario che è tuttavia da rivalutare, esattamente come il nostro approccio di società. “La questione è se siamo disposti a pagare maggiormente per farmaci più nuovi oppure se preferiamo pagare poco i farmaci, ma non avere accesso alle migliori terapie. Siamo sul filo del rasoio e non è una situazione che può perdurare senza scendere a compromessi nella qualità delle cure. È un problema globale che deve essere risolto non solo a livello ticinese e svizzero, ma internazionale”.