
Negli ospedali dell’Ente ospedaliero cantonale non sono stati somministrati farmaci contenenti il principio attivo valsartan prodotto dall’azienda cinese Zhejiang Huahai Pharmaceutical.
Domenica, la NZZ am Sonntag ha rivelato che in Svizzera 14mila persone potrebbero aver assunto farmaci contro l’ipertensione contaminati da una sostanza che swissmedic definisce probabilmente cancerogena. Un termine che traduce una bassa percentuale di rischio, ma comunque tale da spingere l’istituto di sorveglianza a ritirare precauzionalmente tutti i lotti potenzialmente interessati dalla contaminazione.
In un’intervista rilasciata alla RSI, ieri il farmacista cantonale ha stimato che in Ticino dovrebbero essere 700 le persone che potrebbero aver assunto i farmaci nel mirino di swissmedic. All’interno dell’ente ospedaliero, invece, dopo una verifica questa ipotesi è stata esclusa, come conferma ai microfoni di TeleTicino, Alessandro Ceschi, direttore dell'Istituto di Scienze Farmacologiche.
"Siamo stati informati precocemente, ci siamo subito mossi, e rapidamente abbiamo accertato se questo problema potesse interessare o meno tutti gli ospedali dell'EOC. Cosa che possiamo escludere: non abbiamo nessun farmaco potenzialmente interessato da questa contaminazione", precisa Ceschi.
Nel caso del Valsartan, la segnalazione è partita dalle autorità nazionali di sorveglianza, ma spesso il movimento viene per così dire dal basso, da Istituti come quello diretto dal Dottor Ceschi, che si occupa di segnalare a swissmedic effetti collaterali che si manifestano nei pazienti.
"Come centro regionale per tutta la Svizzera italiana", sottolinea il Dottor Ceschi, siamo il punto di riferimento per la segnalazione di tutti i problemi di sicurezza legati ai farmaci, valutazioni che facciamo in modo approfondito e poi trasmettiamo all'autorità nazionale competente - che è Swissmedic - e che a sua volta inoltra queste segnalazioni, anonime, al Centro internazionale di monitoraggio dell'OMS a Uppsala".
Con circa 350 segnalazioni all’anno, l’Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera Italiana contribuisce alla crescita della conoscenza sulle controindicazioni dei farmaci. E si verifica pure che le segnalazioni da sud della Alpi facciano scuola, come conferma il direttore dell'Istituto di Scienze Farmacologiche.
"Capita che ci siano segnalazioni, precedentemente non sufficientemente note. Un esempio: un po' di tempo fa ci è stato annunciato un caso relativo ad un antidepressivo, di una reazione avversa grave - inutile entrare nei dettagli - ma questa non era nota e presente nell'informazione professionale a livello svizzero. Quello che noi abbiamo segnalato è stato poi ciò che ha dato avvio a un processo di regolamentazione. Per cui ora, questo problema è ben noto e ben sorvegliato a livello nazionale.
Andrea Ramani
Maggiori dettagli nel servizio del Tg di TeleTicino
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