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Ticino
Famiglia ucraina: ritorno volontario
Redazione
18 anni fa
Si erano persi sul Monte Lema nel gennaio del 2008. Ora hanno accettato di tornare volontariamente in patria (FOTO)

La famiglia ucraina che si era persa sul Monte Lema nel gennaio del 2008 (guarda le foto dei soccorritori in giorno del salvataggio, ndr.) ha accettato di tornare volontariamente in patria. La Chiesa Evangelica del Risveglio di Martigny (VS) ha promosso una raccolta di fondi volta a permetterle di acquistare una casa e di aprire un negozio in Ucraina. Dopo essersi vista rifiutare la domanda d'asilo, la famiglia - che risiede attualmente a St-Gingolph (VS) - ha deciso di tornare in patria, ha indicato il pastore Philippe Rothenbühler. La data della partenza non è ancora stata stabilita, ma i documenti sono pronti. La madre e i cinque figli dovrebbero poi disporre di alcune settimane per lasciare la Svizzera. Per permetterle di insediarsi in Ucraina, la Chiesa ha promosso una decina di giorni fa una raccolta di fondi che ha già fruttato quasi 20 000 franchi. L'obiettivo è di raccoglierne 30 000, per l'acquisto di una casa e l'apertura di un negozio. La Chiesa del Risveglio ha intenzione di mantenere il contatto con la famiglia una volta tornata in patria e non esclude di continuare ad assisterla in futuro. Un pastore missionario di Martigny, che conosce bene l'Ucraina, potrebbe vedersi affidato questo compito, precisa il pastore Rothenbühler. Le autorità vallesane hanno accolto con sollievo la decisione della famiglia: «l'eventualità di dover ricorrere ad un rimpatrio forzato non era molto piacevole», commenta la responsabile del servizio cantonale degli stranieri, Françoise Gianadda. La famiglia aveva lasciato l'Ucraina nel giugno 2000 per rifugiarsi in Ungheria, dove ha vissuto per sette anni prima di vedersi rifiutare un permesso umanitario. Quando decise di recarsi in Svizzera, due dei sette figli rifiutarono. Nel gennaio 2008, i cinque ragazzi e la madre tentano di entrare in Ticino ma si perdono sul Monte Lema innevato, dove trascorrono due notti all'aperto prima di essere soccorsi dalla Rega. La loro domanda d'asilo è stata respinta dall'Ufficio federale delle migrazioni in giugno, una decisione confermata dal Tribunale amministrativo federale, secondo cui il conflitto fra la madre e l'ex marito, nonchè le divergenze con la sua comunità religiosa non costituiscono motivi sufficienti per ottenere l'asilo.

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