
A una famiglia italiana (padre 56enne, madre 59enne e figlia 24enne) non resta che il ricorso in ultima istanza al Tribunale federale per evitare l’allontanamento dalla Svizzera. L’11 giugno scorso il Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) ha infatti respinto i loro ricorsi contro la risoluzione del Consiglio di Stato che aveva confermato la decisione della Sezione della popolazione del DI di non rilasciare alle due donne un permesso di domicilio e di revocare nel contempo quello di dimora in possesso di tutti i componenti della famiglia. Tale decisione, risalente all’agosto del 2015, era stata presa in base agli accertamenti svolti dalle autorità e della Polizia cantonale, dai quali era emerso che il centro di vita e interessi della famiglia fosse situato in Italia.
La vicenda ha inizio nel 2009, quando madre e figlia avevano chiesto un permesso B per soggiornare in Svizzera senza attività lucrativa, precisando che il marito sarebbe rimasto a vivere in Italia. Tre anni più tardi anche quest’ultimo aveva richiesto un permesso di dimora senza attività lucrativa per poter raggiungere moglie e figlia e il 29 settembre 2014 le due donne avevano chiesto il rilascio di un permesso di domicilio. Fondandosi sui rapporti della Polizia – che aveva effettuato ben 59 controlli dal 13 novembre 2014 al 23 maggio 2015 - la Sezione della Popolazione aveva come detto concluso che i tre fossero “raramente presenti sul nostro territorio" e che pertanto il luogo dei loro interessi personali e professionali “è situato all'estero”, in Italia, dove marito e moglie svolgono un’attività lucrativa e dove la figlia frequenta l’Università.
L’appartamento della famiglia è risultato disabitato (la Corte non ha creduto alla versione del citofono rotto che avrebbe impedito loro di dar seguito ai controlli) e i consumi di elettricità riscontrati “non basterebbero neppure per l'utilizzo di elettrodomestici essenziali”. Pertanto “il soggiorno è di conseguenza fittizio”.
La Corte cantonale ha concluso che “non soggiornando regolarmente e ininterrottamente in Svizzera e avendo il centro degli interessi personali e famigliari in Italia, i ricorrenti non possano pretendere il rilascio di un permesso di domicilio per stabilirsi definitivamente nel nostro Paese”. Tuttavia, si lege nella sentenza pubblicata ieri, essi “hanno sempre la possibilità di presentare una nuova domanda di rilascio di un permesso di dimora sempre che ne adempiano evidentemente le condizioni: in primo luogo, dimostrando questa volta di soggiornare effettivamente e stabilmente in Svizzera”.
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