
Il 23 marzo scorso la Polizia cantonale aveva messo in guardia dalla presenza in Ticino di finti operatori Microsoft che contattano telefonicamente le vittime - parlando in italiano con forte accento straniero o in inglese e affermando di risiedere negli Stati Uniti, Inghilterra o Australia - millantando di aver ricevuto messaggi d'errore dal computer della potenziale vittima che necessitano essere risolti. Lo scopo delle chiamate è quello di convincere l'utente a eseguire delle manipolazioni sul proprio computer, in modo da scaricare codici nocivi, visitare pagine web infettate o procurare un accesso remoto sul sistema Windows. Con questo accesso remoto gli autori hanno poi la possibilità di avere libero accesso al computer dal quale possono copiarne o prelevarne il contenuto.
Ebbene, stando a una segnalazione postata su Facebook da un utente, ora sembrerebbe che le chiamate truffaldine partano anche da numeri ticinesi. Addirittura, il numero apparterrebbe a una famiglia del Mendrisiotto. Il modus operandi è lo stesso di quello descritto in precedenza, con l’interlocutore che, in inglese, chiede i dati d’accesso per poter risolvere un fantomatico problema al PC. “Oggi telefono in Polizia”, annuncia la mancata vittima del raggiro.
La Polizia ricorda che nessuna società o azienda contatta i propri clienti per risolvere un problema informatico, per chiedere informazioni riservate, quali nome utente e password oppure per poter aver accesso, in remoto, a un computer. A questo proposito si possono trovare maggiori informazioni sul web: https://www.melani.admin.ch/melani/it/home/themen/fake_support.html
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