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Falò risponde a Monteggio
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Redazione
9 anni fa
L'emittente di Comano fa alcune precisazioni sull'inchiesta alla Brogioli SA: "Condotta su basi scientifiche"

La produzione televisiva di Falò tiene a precisare alcuni punti riguardo al comunicato stampa inviato ieri dal comune di Monteggio, nel quale invitava l'emittente di Comano a voler gestire in futuro "con maggiore intelligenza e accortezza l'informazione d'inchiesta" per evitare "preoccupazioni e panico generale". Tema della discordia il servizio andato in onda il 4 maggio 2017, in cui si parlava di un’inchiesta legata a presunte contaminazioni ambientali di berillio che sarebbero state causate dall’azienda Brogioli SA di Monteggio.

L'inchiesta dal titolo "Mi manca la vita", replica la produzione di Falò, si è basata "su solidi dati scientifici, pubblicati in Svizzera e in Italia, e sui risultati di analisi di laboratorio commissionate all’Istituto Tibio Sagl di Comano".

Le analisi di laboratorio eseguite sui vestiti da lavoro degli ex-dipendenti della ditta Brogioli SA "hanno verificato una rilevante presenza di rame-berillio. Quindi è provato il contatto di questi operai con il rame-berillio, nonostante ne ignorassero la natura e la pericolosità" si legge nella nota.

"La letteratura medica svizzera, l’Ufficio dell’ambiente e la stessa SUVA hanno scritto in documenti ufficiali (riportati nell’inchiesta) che il berillio è una sostanza non solo nociva, ma anche potenzialmente cancerogena" sottolinea il team di produzione.

"È un altro dato di fatto, provato da diverse perizie mediche, che il sig. Davide Donini, ex dipendente della Ditta Brogioli SA, ha contratto la berilliosi".

L’inchiesta di Falò ha commissionato al laboratorio Tibio Sagl alcune analisi volte a verificare la presenza di berillio nella zona circonstante lo stabilimento di Monteggio. "Questo per completezza di informazione e per una comprensibile preoccupazione sull’eventuale propagazione della sostanza nell’ambiente circostante".

"Le analisi del laboratorio hanno constatato la presenza di tracce di berillio nel terreno vicino alla fabbrica" precisa la produzione.

"Sulla base di questi elementi scientifici, sia il direttore del laboratorio Dr. Davide Staedler sia il giornalista autore dell’inchiesta di Falò si sono solo limitati a sollevare una comprensibile e doverosa preoccupazione circa i possibili effetti che queste tracce di berillio avrebbero potuto avere sulla popolazione residente nelle immediate vicinanze. Questo senza usare né toni allarmistici né, tantomeno, parlare di superamento di limiti indicati dalle normative vigenti".

Falò ha contattato la Brogioli SA affinché fornisse la propria versione dei fatti, come pure è stata contattata la SUVA, e questo nel rispetto del principio del diritto di replica. "Purtroppo, in entrambi in casi, la risposta è stata negativa" specifica la produzione.

"Quanto esposto dimostra in sintesi" conclude la nota, "che l’inchiesta di Falò è stata condotta sulla base di dati fattuali e analisi scientifiche, confrontati e verificati, con il parere di autorevoli esperti, nel rispetto di un innegabile interesse pubblico e delle norme legali e deontologiche, secondo i dettami del servizio pubblico".

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