
Dopo il fallimento del 2013 che costò il posto di lavoro a 90 dipendenti, i titolari della maglieria comasca Manufat ricevettero il “drappo bianco”, simbolo della ribellione civile contro la pressione fiscale italiana. Un simbolo che pare destinato a sgretolarsi in quanto, in realtà, i soldi per salvarla ci sarebbero stati eccome. E sarebbero rimasti nascosti in Svizzera.
Stando a quanto riferito negli scorsi giorni da La Provincia di Como, infatti, la Procura lariana sta riscrivendo tutta la vicenda a quattro anni di distanza dal fallimento. Tutto nasce dalla decisione del titolare dell’impresa, A.B., di riportare in Italia attraverso la voluntary disclosure circa 71 milioni di euro, fino allo scorso anno al sicuro in alcuni conti svizzeri. Denaro, fa notare il quotidiano comasco, che sarebbe ampiamente bastato per risolvere i guai economici della Manufat, fallita con un passivo di 10 milioni di euro. Il giudice delle indagini preliminari (gip) Ferdinando Buatier de Mongeot ha quindi disposto il sequestro di 40 milioni perché, stando alla magistratura, quei soldi sarebbero il provento di una fuga di capitali in nero in direzione della Svizzera tra il 1980 a il 2000.
La Procura ha anche aperto un’inchiesta per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, ma delle due persone finite sotto indagine una, il titolare, è nel frattempo deceduta all’età di 97 anni. La moglie ha inoltrato ricorso contro il sequestro.
Sotto inchiesta è finito anche il nipote del titolare che, nei giorni del fallimento, aveva puntato il dito contro Equitalia e lo “Stato vampiro”.
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