
I fallimenti "pilotati", ovvero causati con intenzioni, restano la minoranza sul numero totale, ma il fenomeno desta preoccupazione visto che provocano un "effetto nefasto sul sistema socio-economico". È quanto sottolinea il Consiglio di Stato, rispondendo a un'interrogazione del deputato Giorgio Fonio (PPD), che chiedeva quali misure si vogliono e si possono implementare per arginare la problematica, dopo il caso di un sedicente imprenditore che ha accumulato diversi debiti per ditte fallite.
Secondo quanto riporta il Governo non esistono statistiche o valutazioni sull'ampiezza del fenomeno. Anche l'identificazione dei casi di abuso non è semplice poiché, "per far perdere le sue tracce il debitore può cambiare Cantone, ricorrere a prestanome, uomini di paglia o altre teste di legno o non tenere contabilità". Sovente poi gli abusi possono essere scoperti "solo grazie a segnalazioni dei creditori, dei dipendenti (o dei sindacati) o dai concorrenti".
La legislazione attuale contiene parecchi strumenti giuridici per arginare gli abusi in ambito fallimentare, sottolinea il Governo. Il problema "è semmai l'attuazione fattiva di questi strumenti", che richiede da tutti gli attori un impegno concreto, non da ultimo da parte dei creditori e concorrenti contro i cosidetti "serial failers". In particolare, sui creditori, il Governo osserva che solo un'esigua minoranza ("pari forse all'1-2%") fa uso dell'istituto della cessione ai sensi dell'art. 260 della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF).
Ciò non toglie che "vi siano personaggi che approfittano delle (presunte) lacune normative per causare danni sia ai privati e che alla collettività pubblica, tentando di sottrarsi alle proprie responsabilità personali; in presenza di tali fattispecie, l'Ufficio dei fallimenti si adopera per rendere conto dei fatti alle competenti autorità, segnatamente al Ministero pubblico".
Nel corso del 2017, fa notare ancora il Governo, sono stati consolidati 6 analisti in forza alla Polizia giudiziaria (cinque nella Sezione reati economico finanziari e uno nel Gruppo criminalità informatica), che sono "in grado di coadiuvare nelle ricostruzioni finanziarie l'attivitä inquirente del Ministero pubblico". Con l'entrata in funzione del nuovo Procuratore generale Andrea Pagani, inoltre, particolare attenzione è dedicata ai reati finanziari, con 11 procuratori che si occupano a perseguire i reati di polizia e 9 impegnati sul fronte della criminalità economica.
Rilascio e revoche di permessi di dimora
Per quanto riguarda le procedure di rilascio o di rinnovo di permessi per stranieri, dal 1° aprile 2015 l'Ufficio della migrazione richiede sistematicamente la presentazione del certificato penale estero anche per i cittadini provenienti dai paesei dell'UE/AELS. Misura che "rimarrà in vigore fino alla conclusione degli specifici accordi tra Svizzera e Italia".
Su segnalazioni specifiche l'Ufficio della migrazione può "verificare se l'azienda in cui operano le persone straniere interessate disponga di una reale ed effettiva attività su suolo svizzero o sia meramente di facciata". Questo attraverso sia la richiesta della relativa documentazione agli interessati nell'ambito del loro obbligo di collaborare (sancito dalla legislazione in materia di stranieri), sia tramite l'Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro, dell'Ufficio dell'ispettorato del lavoro e degli Uffici di esecuzione e fallimento.
Nell'ambito dell'accumulo di debiti da attività aziendale, l'Ufficio della migrazione "può intervenire esclusivamente su quelli riconducibili a persone fisiche e nei confronti di coloro che sono titolari di un permesso di soggiorno".
Misure a livello federale
Attualmente è in corso una revisione del diritto dell'esecuzione e del fallimento, che mira a sopprimere o ridurre gli ostacoli pratici e giuridici che incontrano i creditori lesi nei loro procedimenti contro i debitori, cercando di ridurre il rischio di abusi senza criminalizzare il fallimento per sé.
Il Consiglio di Stato ha sollecitato la Deputazione ticinese alle Camere federali di presentare un atto parlamentare per l'allestimento di un registro, in cui figurano i nomi delle persone che hanno amministrato società poi fallite. Un registro che per il Consiglio federale non sarebbe necessario visto che "l'avamprogetto volto a modernizzare il diritto in materia di registro di commercio prevede disposizioni che consentirebbero di rilevare in maniera chiara le persone fisiche iscritte in tale registro. Sarebbe pertanto tecnicamente possibile collegare una persona fisica iscritta nel registro di commercio con le società fallite di cui è stato consigliere d'amministrazione o dirigente".
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