
Il sindacato OCST rende attenti, tramite un comunicato stampa firmato dal segretario Meinrado Robbiani, di un fenomeno che sta prendendo sempre più piede in Ticino, ossia quello di speculatori senza scrupoli che usano il fallimento quale strumento di politica aziendale. Tra gli imprenditori che sono costretti a chiudere i battenti per le condizioni avverse del mercato vi sono cioé quelli per i quali il fallimento rientra in un "disegno consapevole e preventivato", nonché un mezzo per "scrollarsi di dosso i debiti per ripartire con una situazione debitoria azzerata".
Si tratta di condotte, fa notare Robbiani, che non tengono conto dei disagi e contraccolpi che vengono scaricati sui dipendenti e creditori, e che si inseriscono in un contesto "purtroppo permissivo".
"Gli Uffici che si occupano dei fallimenti" scrive Robbiani,"quando chiudono le procedure di liquidazione per mancanza di attivo rinunciano prevalentemente ad approfondire e indagare sui motivi che hanno portato al prosciugamento degli attivi. Le odierne procedure scoraggiano inoltre gli stessi creditori dal fare valere la loro posizione poiché, qualora intendano chiedere la continuazione della procedura, sono tenuti ad anticiparne le spese. Il timore di doversi fare carico di oneri che non conducano a risultati favorevoli li induce a defilarsi. Anche le situazioni più sfrontate e truffaldine tendono conseguentemente a rimanere occultate e a finire nel dimenticatoio fungendo da ulteriore incentivo per gli imprenditori disonesti".
Alla base di queste distorsioni e abusi, aggiunge Robbiani, vi è una legislazione visibilmente lacunosa: "Plasmate su un comportamento imprenditoriale retto e integro attinto al passato, le norme che reggono il settore dei fallimenti risultano sfasate rispetto ad un contesto economico più disordinato e a comportamenti meno attenti all’etica".
Un caso emblematico, comunica il sindacato, è stato recentemente segnalato alla Magistratura: "Un impresario attivo nel settore dell’edilizia, con una tattica infida e architettata nel dettaglio, si accaparra mandati offrendo prezzi stracciati e già sapendo (se ne fa persino vanto in modo sfrontato) di poi rifarsi non ottemperando ai suoi obblighi verso i dipendenti e i creditori".
A fronte di queste situazioni il sindacato cristiano sociale auspica che casi come quello segnalato trovino nella magistratura un "fronte severo e irriducibile". Pertanto ritiene opportuno provvedimenti che consentano:
- di dotare gli Uffici dei fallimenti di personale e organismi specializzati nella verifica delle contabilità aziendali al fine di individuare situazioni di evidente responsabilità degli amministratori;- di intensificare la trasmissione alla Magistratura dei casi dove sussiste un sospetto di irregolarità;- di coinvolgere, oltre alla responsabilità degli amministratori delle società fallite, anche quelle degli uffici di revisione se si rileva una leggerezza colpevole nella valutazione dei conti;- di rendere più frequenti e efficaci le procedure che condannino gli amministratori a rispondere con il patrimonio personale nei casi delittuosi.
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