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Società
Fallimenti abusivi, ecco i casi più frequenti. Ranzoni: «Alcuni reati sono difficili da rilevare»
Robert Krcmar
9 ore fa
271 incarti per possibili reati fallimentari. Tanti ne sono stati segnalati al Ministero pubblico negli ultimi 6 anni grazie alla figura del perito contabile. Norman Gobbi: «Il Cantone è stato lungimirante»

Aziende che falliscono e fanno saltare fuori abusi e illeciti. Il fenomeno è noto e in aumento anche in Ticino e per questo il Cantone nel 2019 ha istituito una nuova figura a livello svizzero: il perito contabile. Una scelta che sta dando i suoi frutti, ha rilevato oggi in un comunicato il Cantone. «Questo dimostra che il Ticino è lungimirante» commenta a Ticinonews Sera il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, «abbiamo visto con anticipo il rischio accresciuto di fallimenti in cui ci sono dei danni sull'economia, sui lavoratori, ma anche nei confronti dello Stato. Il perito ha permesso di fare un gioco di squadra tra tutti gli attori, per perseguire questi reati».

Gobbi: «Siamo stati i primi, ma non vogliamo fermarci»

E i risultati del lavoro sono positivi. In Ticino tra il 2019 e il 2025 ci sono stati 271 incarti per possibili reati di questo tipo. Guardando avanti, si continua quindi a lavorare con l’obbiettivo di far emergere e perseguire gli abusi, ma anche ridurre nel medio-lungo termine il numero dei fallimenti abusivi. «Potremmo consolarci dicendo che siamo stati i primi, i più bravi, ma vogliamo continuare consolidando queste strutture, per esempio affiancando altre figure a supporto del perito, perché lo abbiamo visto: il numero di reati riscontrati è elevato».

Parola al perito. «C'è di tutto, ma alcuni reati sono difficili da rilevare"

Il ruolo di perito contabile è ricoperto dal 2019 da Peter Ranzoni dell’Ufficio fallimenti. Noi l’abbiamo raggiunto nel suo ufficio per saperne di più sulla sua funzione, chiedendogli in primis quali tipi di reati siano più frequenti. «Premetto che fallire non è di rilevanza penale, ma bisogna chiaramente rispettare le regole imposte dalle leggi» esordisce. Sulla casistica, ammette che «c'è un po' di tutto: i casi più frequenti sono quelli di omissione della contabilità, vuoi perché l'amministratore è poco al corrente di come tenere la contabilità, vuoi perché quando le cose iniziano ad andare meno bene si può tendere a risparmiare sui costi amministrativi per soddisfare altri oneri...». A ruota segue la cattiva gestione, di che si tratta? «È un tipo di reato molto ampio che raggruppa diversi casi: un esempio tipico è il mancato deposito dei bilanci nei tempi previsti dalla legge». Sono quindi più rari quei casi in cui chi sta fallendo magari sposta i suoi ultimi beni per occultarli. «Sono più rari, ma ci sono. C'è da dire che non è sempre facile per l'Ufficio fallimenti accorgersi di questi tipi di reati, perché ad esempio se di base manca già la contabilità significa che manca uno strumento importante per capire i beni a possesso dell'azienda. Per alcuni si riesce a risalire con i registri pubblici, per altri diventa più difficile».

Infine, interpellato sulle sfide, Ranzoni segnala che «fino all'anno scorso non esisteva un divieto (per le persone condannate per reati fallimentari) di proseguire con nuove società. Dal 2025 è invece entrata in vigore una modifica che permette di inserire un blocco che non permette più - dopo una condanna - di figurare come amministratore di una SAGL, ad esempio». E sui diversi casi legati alla vicinanza alla frontiera, «è chiaro che parecchia gente entra dalla zona di confine e fa partire delle attività. A volte è la conoscenza approssimativa degli strumenti giuridici svizzeri che può portare a una sovra-rappresentazione dei fallimenti».