
Un'organizzazione criminale attiva in Lombardia e in Ticino è stata sgominata grazie a un'inchiesta durata oltre un anno, avviata dalla procura di Milano e poi trasferita ai colleghi di Monza per ragioni di competenza territoriale. Le persone arrestate sono 12, tutte di nazionalità rumena, incastrate a seguito di pedinamenti e intercettazioni.
L'inchiesta ha permesso di ricostruire le attività dell'organizzazione guidata da un certo "Padrino", un uomo che gli inquirenti italiano definiscono particolarmente radicato nella criminalità organizzata rumena.
Il gruppo era specializzato nella clonazione di carte di credito, ma si occupava pure di sfruttamento della prostituzione.
Nel primo caso la banda aveva sviluppato un sistema strutturato che agiva esclusivamente su carte di credito emesse da banche di Paesi come Isole Cayman, Cina, Panama, Giappone, Svizzera, Olanda, Regno Unito, Francia, Perù e Stati Uniti. Attraverso sistemi elettronici sistemati su sportelli Bancomat e Pos, venivano acquisiti i dati della banda magnetica delle carte delle vittime. La vera e propria clonazione avveniva poi all'interno di una pizzeria nel Milanese. Infine il gruppo si rivolgeva ad alcuni commercianti compiacenti, della zona tra Milano e Monza, per far monetizzare illecitamente le carte di credito clonate e palesemente contraffatte.
Per quanto riguarda la prostituzione, è emerso che l'organizzazione reclutava giovani ragazze in Romania e lo obbligava a trasferirsi in Italia o in Ticino per vendere il loro corpo nei locali erotici, sotto il diretto controllo della banda. Secondo gli inquirenti, ogni ragazza guadagnava in media 700 euro al giorno, la metà dei quali spettavano agli sfruttatori. Per occultare i profitti illeciti, l'organizzazione si serviva poi di alcuni prestanome che ricevevano il denaro attraverso i money transfer.
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