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Ticino
“Facciamoci spazio”, gli autogestiti tornano in strada
© CdT/Chiara Zocchetti
© CdT/Chiara Zocchetti
Redazione
3 anni fa
Sabato 10 giugno a Lugano si terrà un corteo popolare. L’obiettivo è quello di ribadire il bisogno di riprendere quei luoghi che possono servire per dare vita a spazi di incontro.

Rivendicare la necessità di spazi di aggregazione e di creazione, di spazi in cui promuovere politica, socialità e cultura e di spazi degni e accoglienti per persone migranti. È l’obiettivo dell’’Assemblea Popolare costituitasi due anni dopo lo sgombero e la distruzione di parte dell'Ex-Macello, che invita popolazione, collettivi e associazioni a partecipare al corteo popolare che si terrà il 10 giugno a Lugano. Assemblea che, si legge in un comunicato, “vuole esprimere una serie di necessità collettive, che ha intenzione di rivendicare attraverso azioni comuni”. Per cominciare, “vogliamo concentraci sull’ingrediente principale che lega le varie differenti realtà: il bisogno di “spazi altri” in cui esprimersi, sostenersi, accogliere, riflettere e condividere”.

Gli obiettivi

L’Assemblea crede nella valorizzazione delle possibili differenze come punti di forza, “nella capacità di coesistere e sostenersi reciprocamente senza cadere nella narrativa del facile racconto dei “buoni” e dei “cattivi” propinatoci dalla politica istituzionale. Noi crediamo che attraverso l’espressione di varie forme di autodeterminazione, di autogestione, di cittadinanza attiva e di associazionismo, la collettività si possa mettere in movimento dando una visione fortemente politica nell’immaginare una società altra”.

Le critiche

Secondo gli autogestiti, quel che accade è una continua distruzione degli ultimi luoghi d’incontro. “Ci riferiamo a piazza Molino Nuovo, storico luogo di ritrovo per moltissime persone, in procinto di essere sventrata, al Polo Sportivo e degli Eventi a Cornaredo, con un investimento pubblico senza eguali di 167 milioni, al progetto Matrix, alla nuova Cittadella della Musica”. Luoghi per dar vita a spazi di incontro “ci sono. Sono vuoti, inutilizzati e vanno semplicemente ripresi, riassegnati, rioccupati e abitati collettivamente, individualmente, socialmente, culturalmente e politicamente”. Per farlo, “riteniamo utile agire tramite l’autodeterminazione, il coinvolgimento e la coesione”.

 

 

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