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L'intervento
Fabio Regazzi rieletto alla presidenza dell'USAM: «L'iniziativa dell'UDC pesa come un macigno per la nostra economia»
©Benedetto Galli
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Redazione
7 ore fa
Rieletto all'unanimità alla testa dell'Unione svizzera delle arti e mestieri il consigliere agli Stati ha parlato delle tante sfide che lo attendono

Fabio Regazzi è stato rieletto alla presidenza dell'USAM. Il consigliere agli Stati, dal palco della Gewerbekammer, l'organo che funge da parlamento dell'organizzazione, ha lanciato un messaggio chiaro: serve un freno alla burocrazia. Un messaggio che ha ribadito anche ai microfoni di TicinoNews: «Di sfide ne abbiamo molte in questo periodo particolare, ma un tema che per noi era e rimane e rimarrà prioritario sulla nostra agenda è prorio quello della lotta alla burocrazia, anche perché la situazione sta peggiorando e diventando sempre più insostenibile». E ancora: «Soprattutto le piccole e medie aziende, quelle che rappresentiamo con la nostra associazione, soffrono maggiormente di questo problema, dal momento che non sono così strutturate e così organizzate come magari lo possono essere le multinazionali, i grossi gruppi. È una questione fondamentale quella di cercare, se non di invertire la tendenza, cosa che risulterebbe particolarmente difficile, almeno di frenarne l'evoluzione».

Non è la sola sfida, ha detto Regazzi. Il quale, durante il suo discorso, ha citato anche il contesto internazionale con i nuovi conflitti commerciali, le incertezze sul mercato dell'energia e delle materie prime. Ecco, come si pongono le nostre imprese in questo contesto? «Posso dire che dal 2020, casualmente da quando sono diventato presidente, siamo passati da una crisi all'altra, dal COVID alla crisi energetica, alla crisi dei dazi, ora a questi conflitti che stanno creando a livello geopolitico delle situazioni estremamente difficili da gestire». Conflitti, ha detto il presidente dell'USAM, che hanno delle ripercussioni «sulle aziende svizzere, anche sulle piccole e medie aziende. Come affrontarle? Beh, le aziende svizzere fortunatamente fino a oggi hanno sempre dimostrato una grande capacità e una grande flessibilità, resilienza direi, nel gestire queste situazioni. Non esiste un modello unico standard per affrontarle. Ogni azienda deve trovare la propria strada, ogni azienda deve trovare le risorse per fronteggiare queste situazioni perché ogni azienda viene colpita in modo diverso, per cui non esiste la ricetta che può andar bene per tutte le realtà».

L'iniziativa che non piace

A proposito di sfide, in vista del voto sull'iniziativa dell'UDC «No a una Svizzera da 10 milioni» l'USAM fra gli altri sta sensibilizzando sulla temuta mancanza di manodopera. Di nuovo Regazzi: «In certe situazioni e in certi settori, oramai, il tema non è più solo quello della manodopera qualificata, ma della manodopera in generale. La Svizzera, come molti Paesi occidentali, ha una piramide demografica che penalizza l'economia perché sono più le persone che vanno verso la pensione rispetto a quelle che entrano nel mondo del lavoro, per cui l'unica possibilità, in certi casi, in molti casi, è quella di sopperire queste carenze con manodopera straniera. Ed è chiaro che questa iniziativa pesa come un macigno sull'economia svizzera. Per il momento, ci sono comunque degli strumenti interni che si possono attuare. La formazione professionale dei nostri giovani, questo è un pilastro anche per l'USAM, l'inserimento delle donne nel mondo del lavoro, un'altra leva sulla quale si può fare qualcosa e si può migliorare».

Il bilancio

Regazzi ha pure tracciato un bilancio della sua avventura, iniziata appunto nel 2020: «Essere presidente di un'associazione di questa importanza a livello svizzero è sicuramente una sfida difficile, complessa, soprattutto per un ticinese, è inutile negarlo, ma penso di aver anche trovato molte soddisfazioni e di essere riuscito anche a portare una maggiore sensibilità su determinate tematiche che riguardano il nostro cantone. Io complessivamente posso tirare un bilancio positivo, però è chiaro che sarebbe meglio interpellare i nostri associati per capire se la pensano allo stesso modo. Devo però dire che l'elezione per acclamazione è un segnale che mi conforta e mi dà fiducia per proseguire altri due anni in questo lavoro».