
Fabio Regazzi è stato eletto oggi Presidente dell’Unione svizzera delle arti e dei mestieri (USAM), l’organizzazione mantello delle piccole e medie imprese, che rappresenta 230 associazioni di categoria e circa 500mila imprese. Succede all’ex consigliere nazionale Jean-François Rime (UDC/FR) che quest’oggi era fisicamente assente dal congresso di Granges-Paccot (FR) perché risultato positivo al test del coronavirus. “Le aspettative dell’organizzazione sono elevate. Insieme ai miei colleghi, voglio fare tutto il possibile per soddisfarle”, ha indicato il neopresidente in un tweet. L’elezione era scontata: inizialmente c’erano due candidature, ma a fine agosto la consigliera nazionale Diana Gutjahr (UDC/TG) si è ritirata dalla corsa alla presidenza.
Prima volta per un ticinese
Regazzi è il primo ticinese nella storia a ricoprire tale carica. Un ruolo importante, che viene assunto in un momento storicamente difficile. Intervenuto ieri sera al TG di Teleticino, Regazzi si è detto comunque pronto a raccogliere la sfida. “Sono motivato per questa funzione importante e mi tocca confrontarmi con la realtà, così come tutti gli altri imprenditori. Lamentarsi non serve molto. Mi calerò da subito nel ruolo. Non sarò comunque solo: avrò il sostegno del comitato e degli organi che fanno parte di questa associazione”.
Un secondo confinamento? “Avrebbe conseguente devastanti sull’occupazione”
Per il consigliere nazionale PPD l’aspetto più delicato di questa situazione critica è l’incertezza. “Non sappiamo cosa succederà nei prossimi mesi e per le imprese, oltre ai problemi contingenti, fare un minimo di pianificazione risulta estremamente difficile”. Regazzi si è comunque espresso più volte contrario a un secondo confinamento. Ma se gli ospedali sono pieni, quale altra strada si potrà percorrere? “La realtà è che già nel corso della prima ondata abbiamo dimostrato che non sono le aziende che provocano l’aumento dei contagi. Non mi risulta che ci siano state delle criticità particolari, con le imprese che hanno adottato in maniera responsabile rigidi protocolli di protezione. Per cui quello che chiediamo è di poter continuare con la nostra attività produttiva, non solamente per l’interesse dell’imprenditore, ma anche nell’interesse dei collaboratori”. La paura di Regazzi è infatti che un secondo confinamento potrebbe portare a un’ondata di licenziamenti. “Non è che non voglio un secondo lockdown, è che non ce lo possiamo permettere. Avrebbe delle conseguenze devastanti dal punto di vista occupazionale”. Per il consigliere nazionale occorre quindi trovare altre soluzioni, anche se limitazioni delle libertà personali saranno inevitabili in questo contesto.
Una presidenza meno scontrosa: “Cercherò il dialogo”
In un’intervista rilasciata questa mattina alla RTS, Regazzi ha assicurato che curerà un rapporto armonioso con le istituzioni e i partner sociali. “Cercherò prima di tutto il dialogo”, anche con Pierre-Yves Maillard, il presidente dell’Unione sindacale svizzeraa (USS). La presidenza Regazzi dovrebbe dunque essere meno scontrosa di quella del suo predecessore, l’ex consigliere nazionale Jean-François Rime (UDC/FR). Il locarnese ha annunciato anche di voler “ritrovare una buona intesa” tra organizzazioni economiche. Il riferimento, implicito, è agli strappi con economiesuisse, che rappresenta tra l’altro le grandi multinazionali.
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