
La seconda edizione di Extasia è stata un autentico flop: le entrate sono state infatti meno della metà rispetto a quelle dello scorso anno.
Cosa significa? È semplicemente svanito l'effetto novità oppure si può dire che il ticinese non è interessato a tematiche legate alla sessualità (diversamente dagli svizzero tedeschi, dove la fiera si tiene da anni e funziona sempre)?
Lo abbiamo chiesto alla psico-sessuologa Kathya Bonatti, che chiarisce subito come "non bisogna concludere che in Ticino non si fruisca di questo tipo di spettacoli, soprattutto nella sfera pornografica. Sono in gioco altri fattori."
Una delle critiche maggiori mosse agli organizzatori già lo scorso anno era stata quella di non aver diviso la zona dedicata ai gadget da quella degli spettacoli. "Una coppia che si recava a Extasia per comprare dei gadget era costretta a vedere almeno uno spettacolo (non quelli più espliciti, che si tenevano dietro delle tende), e soprattutto le donne non gradivano. Si trattava di rappresentazioni non erotiche, ove si evoca la sessualità, ma decisamente pornografiche, cioè con uno stile molto diretto. La donna non si identifica in un'altra donna che dà valore a una sessualità troppo esplicita, in una donna poco consapevole di quanto essa sia in realtà qualcosa di molto più intimo."
Oltre "all'allestimento poco curato", Kathya Bonatti vede nei costi elevati e nella crisi una delle cause del flop. "La maggior parte dei fruitori non era del territorio, e con il franco forte sono certamente venuti meno italiani. L'anno scorso c'erano molti giovani, che vi erano andati in modo anche molto goliardico, ed ora hanno meno disponibilità." Dunque, sembrerebbe di nuovo che il ticinese non si senta coinvolto. "Se vuole vedere una mostra del sesso, va in Svizzera Interna. Ci sono reticenza e pudore verso un interesse che c'è. Non si vogliono incontrare il vicino di casa o il conoscente, non si ha piacere a mostrare che ci si reca a queste manifestazioni, a mostrare i gusti sessuali, che rimangono comunque un giardino segreto. Gli uomini poi difficilmente ci possono andare con le loro donne, o fare in modo che esse non lo vengano a sapere. Meglio con gli amici."
Anche il fattore novità è certamente venuto meno. "Non vi era nulla che non si può vedere su Internet" continua la sessuologa. "Una volta esaudita la curiosità di vedere la differenza fra un video pornografico e uno spettacolo dal vivo, si capisce che non è così intrigante. Per acquistare i gadget, che pure aggiungono mistero e rappresentano un gioco erotico, vi sono i sexy shop, per cui non vedo un effetto di fidelizzazione." Katyha Bonatti prevede dunque che a un'ipotetica terza edizione ci sarebbe ancor meno gente.
Ma che immagine della sessualità emerge da una fiera come Extasia? "Risponde ai bisogni di chi è solito guardare i porno, non mostra una sessualità come espressione anche emotiva. Non vi è apprendimento. Vedrei meglio allora una fiera dove si separi la zona per gli acquisti da quella degli spettacoli, così che li veda solo chi lo sceglie consapevolmente. Magari aggiungerei anche delle conferenze sulla sessualità in generale, in modo da renderla più educativa e non fine a sè stessa."
Due edizioni, e Extasia sembra già finita.
PB
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

