
Non solo Emirati Arabi o Giappone. Nell’Expogate ci è finito pure il padiglione svizzero. Dalle carte dell’inchiesta avviata dalla magistratura milanese emerge infatti che anche l’edificio svizzero faceva parte delle mire della cosiddetta “cupola” che pilotava gli appalti ad Expo 2015.
Ma come facevano, vi chiederete voi, visto che i mandati erano già stati attribuiti? Semplice, stando a quanto riporta Teleticino, la cupola - di cui avrebbe fatto parte l’ex-direttore pianificazione Expo Angelo Paris, ora agli arresti - aveva introdotto una scadenza per la costruzione delle fondamenta dei padiglioni.
Chiunque non rispettava il termine, ovvero il 30 giugno 2014, avrebbe dovuto subappaltare i lavori a imprese italiane. Subappalti pilotati che la cupola poi avrebbe affidato a ditte “amiche” in cambio di mazzette. E visto che la maggior parte delle nazioni erano in ritardo con la scadenza, ecco che la pensata poteva fruttare parecchi soldi.
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Christian Fini
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