
Il gruppo in Consiglio comunale dei Verdi-FA-MPS-POP-Indipendenti a Bellinzona ha fatto una segnalazione al Consiglio di Stato in merito al rispetto delle norme vigenti in materia della legge sulle commesse pubbliche e di smaltimento di sostanze pericolose per l’area dell’ex Petrolchimica a Preonzo. Il gruppo esprime infatti più di una perplessità nell’iter scelto dal Municipio per la sistemazione del fondo, per la quale il Consiglio comunale aveva votato un credito di poco più di 1 milione di franchi. Secondo il gruppo ci sono forti discrepanze tra ciò che era stato previsto in materia di appalti e in materia di costi, che fanno sorgere dubbi sul fatto che vi siano delle pratiche atte da una parte ad eludere le norme sugli appalti pubblici e sul trattamento e smaltimento di sostanze pericolose, dall’altra a garantire vantaggi a certe ditte piuttosto che ad altre.
I dubbi espressi al Consiglio di Stato
Nella lettera inviata oggi al Consiglio di Stato, il gruppo Verdi-FA-MPS-POP-Indipendenti ricorda che il messaggio approvato dal Legislativo prevedeva che i lavori potessero essere realizzati “per la maggior parte da sole tre ditte”, pertanto erano state previste tre procedure di appalto, una su invito per opere da azienda forestale e due su concorso pubblico per opere da azienda specialista di bonifica rispettivamente opere da impresa di demolizione e sgombero. Ma dalle risposte fornite lo scorso 2 luglio dal Municipio di Bellinzona a un’interpellanza presentata dallo stesso gruppo, si evince che “i lavori sono stati spezzettati in sei mandati diretti e un unico concorso pubblico”.
La frammentazione degli appalti
“Le opere di bonifica da sostanze nocive sono state frammentate in più appalti (2 diretti e 1 pubblico), sempre però alla stessa ditta e quelle di demolizione sono state frammentate in almeno 2 appalti diretti a due imprese differenti (una delle quali è proprio la proprietaria del fondo). Altrettanto è stato fatto con le opere di disboscamento”, scrive il gruppo, facendo notare che oltre a non corrispondere a ciò che il Municipio aveva previsto, questo spezzettamento “appare essere chiaramente contrario all’art.5 cpv della RLCPubb/CIAP”. Dal punto di vista dell’opportunità politica, ma anche da un punto di vista giuridico, “il fatto poi che il proprietario del fondo (potenziale perturbatore per situazione, poiché al momento dell’acquisto nel 2005 non poteva non sapere che il fondo era iscritto nel catasto dei siti inquinati dal 18.08.2000) benefici di un appalto diretto, appare anche essere altamente discutibile”, viene sottolineato.
I dubbi sui costi
Dubbi vengono poi espressi anche sui prezzi. “La spesa totale per i 6 mandati diretti è di 200’000 franchi, mentre l’appalto pubblico sarebbe stato deliberato secondo Tio (perché la risposta del Municipio non lo conferma) per 62’708 franchi. La spesa complessiva di 262’708.- è ben lontana dai 1’040’000.- preventivati nel MM 417. Ciò apre importanti e preoccupanti interrogativi sulla qualità e la conformità alle leggi dello svolgimento dei lavori di sistemazione, in particolare quelli inerenti il trattamento e lo smaltimento delle sostanze nocive (amianto e PBC). Le ditte concorrenti e addetti ai lavori ritengono impossibile fare tali lavori per un prezzo così basso”.
Si chiedono verifiche
Per questo motivo il gruppo ha chiesto l’intervento del Consiglio di Stato quale autorità di vigilanza, chiedendo di svolgere le necessarie verifiche attraverso i propri uffici sul rispetto delle procedure.
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