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Ticino
Ex Macello: “Il Municipio faccia autocritica”
Fabio Pusterla, poeta
Fabio Pusterla, poeta
Il poeta Fabio Pusterla sulla demolizione: “Ci sono stati dei gravi errori di natura politica e istituzionale”. Cosa resta da sabato? “Una preoccupazione che va ascoltata”

Alla manifestazione di sabato in molti si sono mobilitati a sostegno dell’autogestione luganese. Dopo lo sgombero e la demolizione di fine maggio la rabbia e il senso di disorientamento sono sentimenti prevalsi tra chi frequentava il sedime dell’ex Macello, ma non solo. I colleghi di Teleticino ha incontrato il poeta Fabio Pusterla per fare un’analisi su ciò che è accaduto, sull’importanza delle decisioni del Municipio di Lugano e su un ipotetico futuro di dialogo.

“Il Municipio faccia autocritica”
“La strada giusta da seguire ancora non la conosciamo al momento perché è difficile immaginarne una. Io credo che una condizione perché il dialogo torni ad essere possibile è che il Municipio debba fare un po’ di autocritica e debba riconoscere che qualcosa non ha funzionato. Ci sono stati dei gravi errori di natura politica e istituzionale e democratica.

Da parte del municipio un tentativo di dialogo c’era stato, no?
“Con i fatti dello scorso sabato notte la questione principale non è l’autogestione, è il rispetto delle norme democratiche, quella di proporzionare l’intervento alla reale necessità e gravità che è la base del diritto svizzero ed europeo. Inoltre, il Municipio non ha saputo dirci come sono andate le cose, sono nodi che devono essere sciolti non per l’autogestione ma per il nostro Paese”.

Una problematica è dettata dalla mancanza di un portavoce. Come si esce da questa situazione?
“Nel momento in cui davvero il dialogo avviene nel rispetto reciproco questi problemi sono risolvibili, se vogliamo parlare parliamo e troveremo il modo di farlo”.

Sembra ci sia un certo timore a parlare a nome dell’autogestione. Perché?
“È una scelta che ha che vedere con l’idea di non avere dei rappresentanti, l’unico luogo in cui l’autogestione si manifesta è l’assemblea degli autogestiti ed è chiaro che questo non rende facili le cose ma si potrà risolvere. Ma il punto chiave è la volontà reale di riconoscere l’autogestione come esperienza culturale importante e di voler dialogare con loro”.

Qual è il linguaggio dell’autogestione?
“È totalmente diverso da quello che normalmente si usa nella politica di tutti i giorni. In questi anni non si sono fatti passi avanti, tutte le volte che come oggi si è parlato dell’autogestione è perché c’è stato un evento repressivo. Evidentemente c’è un grave problema di accettazione di questa realtà alternativa e diversa”.

Cosa resta dopo la manifestazione di sabato?
“Il desiderio che questa forma di autogestione venga riconosciuto. Ha saputo radunare un’enorme parte della società civile perché questa è stata una delle più grandi manifestazioni mai accadute nella Svizzera italiana da decenni. È una preoccupazione profonda che deve essere ascoltata, è questo che resta dalla manifestazione”.

L’intervista di Teleticino

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