
No alla Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sul caso dell’ex funzionario del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), condannato per coazione sessuale. Come anticipato dal Corriere del Ticino, il Consiglio di Stato ha deciso di non dare seguito alla richiesta dell'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Il Governo, si legge nella risposta, non ritiene che al momento attuale vi siano i presupposti per costituire una CPI, che di norma viene istituita "solo in casi eccezionali" e "di fronte ad un evento di grande portata istituzionale". L'Esecutivo precisa inolte che "nessun funzionario dirigente (passato e presente) è coinvolto nell’inchiesta sugli abusi sessuali operati dall’ex funzionario del DSS".
Seppur abbia una certa influenza, lo scritto del Governo non è vincolante e non ha la facoltà di bloccare l'inchiesta politica. Il Gran Consiglio può quindi decidere diversamente.
Lo scorso 3 ottobre, ricordiamo, 8 deputati - Fiorenzo Dadò (PPD), Boris Bignasca (Lega), Marco Bertoli (PLR), Tamara Merlo (Più Donne), Lara Filippini (UDC), Claudia Crivelli Barella (Verdi), Matteo Pronzini (Mps-Pop-Indipendenti) e Carlo Lepori (PS) - avevano ufficialmente chiesto all’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio di intraprendere i passi necessari per l’istituzione di una CPI "inerente l’operato dei funzionari e dei servizi competenti riguardo ai gravi fatti avvenuti all’inizio degli anni 2000 dentro e fuori gli uffici del Dipartimento Sanità e Socialità (DSS)", venuti allo scoperto in seguito all’inchiesta e al processo condotti dall'autorità penale.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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