
“Abbiamo deciso di proporre alla commissione della Gestione l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta”. Così Michele Guerra, coordinatore sottocommissione finanze, che si è espresso con una comunicazione concordata con tutti i membri ai microfoni di Teleticino riguardo al caso dell’ex funzionario del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), condannato un anno fa per coazione sessuale.
La vicenda del 59enne ex funzionario DSS è quindi finita definitivamente nel mirino della politica parlamentare. Di una simile eventualità si parlava già ad ottobre, quando 7 deputati ne avevano chiesto l’istituzione. Oggi, al termine di un incontro con il Consiglio di Stato, la sottocommissione finanze ha dunque dato il suo via libera. Certo, l’ultima parola spetterà alla commissione della Gestione prima, al Gran Consiglio poi. Ma difficilmente la proposta di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta, dalle parti di Palazzo delle Orsoline, troverà strenua opposizione.
L’evento è raro e di profonda rilevanza politica. Perché per istituire una CPI sono necessari “eventi di grande portata istituzionale che richiedono uno speciale chiarimento”. Quello che è accaduto all’interno dell’Amministrazione nel 2005, secondo la Sottocommissione finanze lo è. 15 anni fa due ragazze si erano rivolte a Ivan Pau Lessi, capo del funzionario poi condannato. A lui avevano segnalato i comportamenti inappropriati del 59enne. La richiesta di intervento però era finita nel vuoto. Pau Lessi dal canto suo ha sempre dichiarato di aver agito nel massimo della chiarezza e che durante il colloquio con le giovani mai era stato fatto riferimento ad abusi sessuali.
Di questo in un futuro molto prossimo potrebbe occuparsi l’eventuale CPI. Non solo. L’obiettivo è valutare se all’epoca ci furono davvero omertà ed omissioni all’interno dell’amministrazione, valutare le responsabilità politiche del Consiglio di Stato allora in carica e se ve ne sono, implementare correttivi perché simili situazioni non tornino a ripetersi.
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