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Ticino
Ex funzionario condannato: “Possiamo cambiare le cose”
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Laura Milani
3 anni fa
Quasi all’unanimità, il Gran Consiglio ha raccomandato al Governo d’implementare tutta una serie di misure per evitare in futuro casi di abusi.

“Oggi abbiamo la possibilità di migliorare le cose”. Si è aperto così, a Bellinzona, il dibattito parlamentare sull’audit voluto per far luce sulla gestione del caso dell’ex funzionario condannato in prima e seconda istanza per reati sessuali. Un lavoro svolto da un gruppo indipendente, lo studio legale Troillet-Meier-Raetzo di Ginevra, le cui conclusioni e raccomandazioni sono state approvate da 63 voti favorevoli, 1 contrario (Tamara Merlo) e 2 astenuti (MPS). Tutti gli emendamenti dell'MPS sono stati respinti. Al Governo il compito ora di elaborare “al più presto, affinché questa triste vicenda non abbia a ripetersi” un messaggio per rafforzare, tra le altre cose, la formazione dei funzionari e la credibilità dei servizi a cui rivolgersi per segnalare eventuali casi di abusi.

Gravi lacune nella gestione del caso

Del resto, le conclusioni dell’audit sono perentorie: la gestione del caso da parte delle competenti autorità dell’ex funzionario del DSS, denunciato da tre giovani nel 2018 per atti sessuali commessi più di dieci anni prima, ma mai emersi, hanno rilevato una serie di errori e criticità in seno all’Amministrazione cantonale “per cui oggi come Parlamento abbiamo il dovere di chiedere scusa”, ha detto il deputato Fiorenzo Dadò (Il Centro), autore della mozione attraverso cui è stato richiesta l’indagine. Comportamenti problematici dell’uomo tali da giustificare almeno una sanzione erano infatti già stati rilevati nel 2004. Addirittura, segnalazioni di molestie erano giunte sul tavolo del diretto responsabile dell’ex funzionario nel 2005, restando tuttavia lettera morta.

Volano critiche alle istituzioni

Fatti gravi, condannati da tutte le forze politiche in Parlamento, le quali hanno in primis espresso solidarietà alle vittime. Diversi, inoltre, i deputati che nei loro interventi non hanno risparmiato dure critiche alle istituzioni: “Dopo quanto accertato condanniamo che questo losco personaggio abbia potuto agire dentro e fuori l’amministrazione senza mai essere bloccato”, ha ancora detto Dadò. “Da deputato ho provato tristezza e malinconia”, gli ha fatto eco Michele Guerra (Lega). “In questa vicenda tanti fatti non quadrano: documenti spariti, inseriti nelle cartelle sbagliate. Come gruppo ci chiediamo: se ad ogni snodo della vicenda le cose sono andate in modo sbagliato, chi lavora qui, è davvero ancora al suo posto?”. “Rimango allibito dal fatto che l’inchiesta del Governo non abbia fatto emergere ciò che l’audit ha rilevato”, ha rincarato il democentrista Paolo Pamini.

“Lavoriamo per migliorare le cose”

“Tutto questo è stato possibile perché si sono susseguiti errori e un’inadeguatezza da parte della struttura”, le risposte che si è dato il socialista Fabrizio Sirica, a cui è giunto lo stesso audit. Di qui l’auspicio che l’indagine possa davvero servire a cambiare le cose. “È importante non spettacolarizzare la vicenda”, le parole dell’ecologista Samantha Bourgoin. “Oggi la priorità è lavorare per far sì che tanta sofferenza non abbia più a ripetersi”. Pensiero sottolineato più volte anche dalla PLR Natalia Ferrara, la quale ha anche reso attenti sulla differenza sostanziale tra reati penali e molestie e sull’importanza di mai accettare nemmeno le seconde. “Il nostro compito è rendere attenti sulla possibilità di cambiare una cultura che va al di là dei reati penali. Anche le molestie non si giustificano. Ci chiedevamo se qualcuno volesse coprire uno stupratore. No, non è così. Dall’audit emergono però diverse raccomandazioni che speriamo il Governo faccia proprie”.

Chi non è soddisfatto

Non la pensa così il gruppo UDC. Nel suo intervento, il deputato Tuto Rossi ha detto che l’ex funzionario in questione è stato protetto dal suo partito. “Non sono contenta”, le parole di Tamara Merlo di Più Donne. “Le parole dell’audit non suonano nuove alle nostre orecchie, è la cultura che va cambiata”. “Alla base di questa vicenda", ha continuato Pino Sergi dell’MpS, "c’è effettivamente una cultura sessista che si sradica solo a suon di campagne martellanti e con enti esterni ed indipendenti a cui rivolgersi”. Di qui una serie di emendamenti presentati dal movimento ma respinti dalla maggioranza del Parlamento. “L’audit è il primo millimetro di un chilometro che va interamente percorso”, il pensiero della socialista Mattea David.

Il Governo: “Agiremo presto”

Solidarietà a tutte le vittime è infine stata espressa dal consigliere di Stato Raffaele De Rosa che ha dato anche seguito agli auspici dei deputati. “Dobbiamo impegnarci tutti per combattere i reati sessuali, ma anche le molestie cambiando così la cultura”. De Rosa ha poi ricordato quanto fatto dal Cantone negli ultimi anni, come l’istituzione del gruppo Stop molestie. “Certamente occorre fare di più ed è quello su cui lavoreremo. Posso però già dire che il Governo sostiene le raccomandazioni dell’audit”.