
Il Gran Consiglio ha aperto una discussione generale, su proposta della deputata Tamara Merlo (Più donne), sul caso del direttore della scuola media del Luganese, arrestato in settembre per atti sessuali con fanciulli. “Non è chiaro quello che stiamo facendo oggi per proteggere gli allievi da predatori sessuali”, ha sottolineato la deputata, invitando il plenum ad approfondire la discussione, dopo che il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Manuele Bertoli ha risposto a domande contenute in quattro interpellanze, che chiedevano di fare chiarezza su quanto successo e affinché episodi simili non si ripetano di nuovo. Domande sulle quali il Consigliere di Stato si è soffermato per oltre mezz’ora, sottolineando come quanto successo sia "grave, inqualificabile e inaccettabile da ogni punto di vista”. Le risposte, tuttavia, sono state solo parziali visto che l’inchiesta penale è ancora in corso e l’inchiesta amministrativa è sospesa fino alla conclusione della prima, ha precisato Bertoli.
Le segnalazioni
Dopo aver riassunto brevemente quanto successo, Bertoli si è soffermato sul discorso delle segnalazioni, che stando ad alcuni atti parlamentari si sarebbero fermate all’interno della scuola. “Quante siano, cosa abbiano detto, a chi lo abbiano detto e chi le abbia raccolte e perché non sono state fatte proseguire, sarà uno degli oggetti dell'inchiesta. Oggi trarre conclusioni a partire da fatti non accertati sarebbe poco avveduto”. Bertoli ha specificato che segnalazioni su comportamenti inappropriati dell’ex direttore “non sono mai arrivate alla sezione dell'insegnamento medio, alla divisione della scuola e al sottoscritto”.
Il docente non è stato trasferito
Il docente di latino, ha puntualizzato il direttore del DECS, non è mai stato trasferito e ha illustrato il suo percorso. “Il docente è entrato nella scuola nel 2009 con incarico limitato: insegnava qualche ora perché non c'erano sufficienti docenti abilitati in quel momento. Ha iniziato l’abilitazione nel 2016-2017 e ha terminato nel giugno 2018. Fino a quel punto non era né incaricato né nominato. Durante il percorso di abilitazione da Breganzona si è spostato a Lugano. Si sono applicate le usuali regole”. Il docente, ha aggiunto Bertoli in un secondo momento, “aveva delle ottime valutazioni sia al momento dell'assunzione, sia dall'incarico alla nomina”.
La serata con i genitori
Dopo l'arresto del 39enne, alle scuole medie del Luganese è stata nominata una direzione ad interim e organizzata una serata con i genitori. Una serata “difficile”, durante la quale le persone hanno “espresso tutto il loro malcontento e le loro preoccupazioni”, ha sottolineato Bertoli. “In quell'occasione c'è stata una discussione su come mai le segnalazioni non fossero arrivate oltre la direzione precedente. Noi abbiamo esposto i fatti dal nostro punto di vista: a noi non risultano queste segnalazioni. Alcuni hanno detto che non ci credevano”, ha sottolineato il consigliere di Stato, aggiungendo che “in nessuno modo si è voluto colpevolizzare le vittime o i genitori perché non avessero segnalato secondo procedura”.
La difficoltà di trovare i direttori
Alcuni atti parlamentari ponevano domande sulle procedure di nomina e sull’attrattività del ruolo di direttore. In dieci anni, ha detto Bertoli, sono stati assunti 35 direttori (di questi, 9 da una sede al di fuori della scuola di riferimento). Dal 2017 sono stati 14 i direttori nominati. Solo in due casi c’è stato un candidato unico per i concorsi. L'ex direttore finito in manette è uno di questi.
Il lavoro di diploma
Al centro degli atti parlamentari è finito anche il discusso lavoro di diploma del docente: “In questo caso, personalmente credo che si sia andati troppo in là, in campi che non erano del latino”, ha riconosciuto Bertoli. Le valutazioni fatte allora sul lavoro erano però “positive, se non molto positive”. Il direttore del DECS ha però riconosciuto alcuni errori, come per esempio la scelta di non coinvolgere i genitori per spiegare cosa il docente volesse trattare. “Le risposte sono arrivate durante una serata pubblica. Risposte che sono state fornite dal docente stesso e dalle persone che seguivano la sua tesi di diploma. Era nata una discussione di natura scolastica, succede. Ma la cosa era terminata lì”.
La chat whatsapp
Anche la scelta di usare whatsapp è stato un errore, una piattaforma pubblica che viene sconsigliata dal DECS. “L’uso di quella piattaforma necessitava di un’autorizzazione che non è mai stata chiesta e quindi non è mai stata concessa”. La scuola media, ha precisato Bertoli, non può far capo a questo sistema, se non per contatti tra docenti e genitori per questioni organizzative. E si fa capo alle regole della piattaforma, che oggi vieta l'uso ai minori di 16 anni.
Campanello d’allarme?
Infine, il ministro ha parlato dei campanelli d’allarme che stando ai deputati Fiorenzo Dadò (Il Centro) e Sabrina Aldi (Lega) avrebbero dovuto mettere in guardia il DECS. “Credo che sia irragionevole sostenere che ci sia stato un campanello d’allarme”, ha risposto Bertoli. “La conseguenza logica era non assumere quel docente che aveva delle ottime valutazioni, sia per quello che ha fatto durante l’Università, sia durante la formazione. Questo nonostante l'elemento molto discutibile di non aver contattato i genitori per spiegare cosa intendeva fare con l'approccio interdisciplinare dell’educazione sessuale. Non assumerlo in quel momento…lascio a voi i giudizi”.
La discussione
Alcune dichiarazioni del consigliere di Stato hanno destato qualche perplessità. Una frase in particolare relativa alla violenza e al consenso ha scatenato le ire di alcune deputate. "Non va assolutamente va bene. Chiedo che un consigliere di Stato non parli di consenso e di mancanza di violenza, perché così non è", ha tuonato Simona Arigoni Zürcher (Mps), riferendosi al rapporto di potere tra una minorenne ed un direttore. “Non voglio diminuire la colpa di quello che è stato fatto”, ha replicato Bertoli. “Quando il procuratore pubblico apre un incarto segnala un reato. Quando c'è un elemento di violenza nel senso stretto del termine, il reato è diverso, la colpa è diversa, la pena è diversa. Non volevo assolvere nessuno o dare giudici di valore. Il reato ipotizzato non è quello che prevede elementi di violenza in senso stretto”, ha specificato. Il tema si è poi allargato in aula con la discussione generale, durante la quale sono intervenuti diversi deputati e sono stati toccati diversi punti, dall'iter di controllo all'avere una linea diretta per le segnalazioni, dall'avere figure specializzate per prevenire le violenze nelle scuole alla responsabilizzazione dei genitori, dall'importanza dell'ascolto al parlare.

