
Mentre sale l’euforia tra i tifosi (si giocano questa sera e domani le semifinali), alcuni esperti si dicono preoccupati per le conseguenze che avranno sulla situazione epidemiologica gli Europei di calcio, con l’incognita della variante Delta. “Gli europei di calcio sono un terreno ideale per il virus”, ha affermato Urs Karrer, vicepresidente della task force della Confederazione dalle pagine del Sonntagsblick, secondo il quale dal comportamento attuale dipenderà come la Svizzera supererà l’inverno.
Non tutti però condividono questa preoccuazione. È il caso di Marco Toderi, responsabile dell’ambulatorio visite urgenti presso la Clinica Sant’Anna. “La parola preoccupazione mi sembra un po’ eccessiva, bisogna essere un po’ attenti”, dichiara il medico ai microfoni di Radio3i. “Allo stato attuale delle cose direi non preoccupati: in passato abbiamo temuto per degli incontri che poi per fortuna hanno portato a quasi nessun contagio. Non dimentichiamoci che molti tifosi sono persone giovani e se faranno il virus, ed è tutto da dimostrare che lo faranno, lo vivranno in forma leggera. Per cui non avremo nessun’idea della reale portata di questa eventuale infezione. Io, ripeto, starei attento, ma definire la situazione ‘preoccupante’ mi sembra veramente esagerato”.
Per quanto riguarda la variante Delta, c’è chi preconizza un aumento dei casi vista la sua contagiosità, come in Regno Unito e Portogallo. Potrebbe succedere anche qui?
“Dobbiamo smetterla di pensare al numero di contagi, la cosa importante è il numero dei ricoveri e dei ricoveri in terapia intensiva. Questo lo dico da un anno e mezzo. Abbiamo dei casi evidenti in Inghilterra, con un aumento dei contagi cui però non fa seguito un aumento dei ricoveri e dei morti. Quindi la variante Delta è sì più contagiosa, probabilmente porta anche una malattia un pochino più grave, ma noi ora abbiamo una popolazione molto più vaccinata di prima con i giovani che sono più sicuri da questo punto di vista. Dobbiamo solo stare più attenti e sorvegliare la situazione: io non penso che questo porterà a un’esplosione dei contagi, tenendo ben presente che se i giovani si vaccineranno lo faranno probabilmente per proteggere quella fascia a rischio che non ha potuto o non potrà mai vaccinarsi”.
Gli esperti dicono che probabilmente non si arriverà all’obiettivo dell’80% della popolazione vaccinata. Questo potrebbe incidere nel prossimo futuro?
“Debellare il virus a livello mondiale non sarà sicuramente possibile per i prossimi anni a venire. Quello che dobbiamo fare, dall’inizio della campagna vaccinale, è tutelare le persone a rischio. Parlare di un 80% generico ha poco senso: noi dovremmo arrivare a vaccinare la maggior parte della popolazione affinché il numero dei contagi, e soprattutto di ricoveri, non pesi sul sistema sanitario portando a chiusure forzate. Noi non siamo preoccupati del fatto che ci saranno altri contagi e anche qualche ricovero, che però faranno parte dell’ordine delle cose e non porteranno a un intasamento degli ospedali”.
Secondo il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di sanità, Lukas Engelberger, “è importante che anche gli scolari siano vaccinati in gran numero”. Cosa ne pensa?
“Consideriamo che già per il fatto che non esistono vaccini approvati sotto i 12 anni abbiamo tolto una grossa fetta delle scuole. Quindi rimangono le scuole secondarie e secondarie superiori. È chiaro che la vaccinazione dei giovani è una vaccinazione “altruista”, come già detto. Ci sono persone a rischio che per mille motivi non posso vaccinarsi, quindi per proteggerli possiamo far sì che il virus circoli il meno possibile, e possiamo farlo vaccinando il resto della popolazione. È chiaro che la vaccinazione di un minorenne pone sempre dei problemi, tra consenso della famiglia e capacità di scelta dei ragazzi. È una situazione molto delicata e il messaggio che deve passare non è che la vaccinazione serva soprattutto per salvaguardare la salute del giovane: piuttosto, ripeto, è una scelta per proteggere gli altri”.
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