
Al di là dei risultati interni, oltre a qualche terremoto politico squisitamente nazionale, quello che resta dopo il 26 maggio 2019 è un’Europa più simile a sé stessa di quanto si possa pensare. Maggiormente frammentata, con i gruppi politici storici - il Partito Popolare Europeo e l’Alleanza progressista - che non detengono più la maggioranza, ma dove i sovranisti euroscettici, pur avanzando, non hanno sfondato. Per governare servirà un’alleanza a tre, magari a quattro: ma gli europeisti a Bruxelles restano ancora saldamente la maggioranza.
"Secondo me cambierà il tono perché in questi cinque anni di presidenza Juncker abbiamo visto spesso un'arroganza paternalistica sia verso gli stati membri sia verso gli stati non UE - ha spiegato il direttore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia ai microfoni di TeleTicino -. Non credo che l'UE verrà riformata perché non avrebbe senso. Anzi, è già bello se tengono quello che c'è. Il cambiamento grosso sarà un bagno di umiltà".
A proposito di paesi extra UE: il nuovo assetto europeo riguarda anche il nostro Paese. I temi sul tavolo ci sono e sono di fondamentale importanza. Il vituperato accordo quadro, tanto per dirne uno: "Con le difficoltà che l'UE deve affrontare, in primis la Brexit, la Svizzera è l'ultima delle preoccupazioni".
Intanto, tornando ai terremoti nazionali, a pochi chilometri da casa nostra la Lega di Matteo Salvini ha letteralmente sbancato. Con il suo 34% è saldamente il primo partito italiano, ribaltando di fatto il rapporto di forza all’interno del Governo giallo-verde. E noi con la vicina penisola abbiamo un contenzioso che si trascina da anni: una telenovela chiamata accordo con i frontalieri. "Credo che un governo con una Lega in posizione nettamente dominante non farà mai un accordo che penalizza fiscalmente i frontalieri", ha sottolineato Pontiggia.
Anche la finanza svizzera trae le sue conclusioni
Tra chi ha guardato con particolare attenzione a queste elezioni europee vi è il mondo economico. Inserita nel cuore dell’Unione europea, la piazza finanziaria svizzera non può che cercare di comprendere le possibili conseguenze delle scelte dei cittadini europei. E il primo dato è che a votare sono stati tanti.
"Sono elezioni che hanno visto una buona partecipazione da parte degli elettori in tutti i Paesi, con un aumento delle forze critiche nei confronti dell'Unione Europea ma senza sconvolgimenti a livello delle politiche comunitarie - ha spiegato a TeleTicino Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy - per cui ci aspettiamo un quadro di sostanziale stabilità, magari con degli aggiustamenti in corsa per venire incontro alle critiche che sono state fatte".
Stabilità sempre gradita ai mercati finanziari e all’economia in generale. Emerge comunque il fatto che sovranisti da una parte e verdi dall’altra stiano sempre più rubando terreno ai partiti tradizionali. "Il tema dei verdi è molto importante e lo si ritrova anche all'interno dei programmi di altri partiti - ha sottolineato Ramenghi - I partiti critici nei confronti dell'Unione Europea o sovranisti hanno aumentato il proprio peso e credo che però abbiano anche cambiato il proprio linguaggio. Non parlano più di uscire dall'Europa ma di cambiarla dall'interno o, addirittura, di salvarla".
Ma più che ai voti, il mondo economico guarderà ai nomi che andranno raccogliere le non poche cariche che vengono assegnate dopo il rinnovo del Parlamento continentale. "Tra tutte, credo il presidente della Commissione europea, il presidente della Banca centrale europea, siano quelle che più di ogni altra cambieranno il futuro delle politiche economiche e potranno incidere sui mercati e sull'economia europea e svizzera", ha concluso Ramenghi.
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