
Non è certo uno dei momenti migliori per parlare di Europa. La fiducia in essa è merce rara da trovare nella popolazione svizzera, ma non solo. Eppure, un recentissimo sondaggio pubblicato stamane dal Caffè, mostra come la percezione della sua importanza varia in maniera importante non appena ci si sposti dal Ticino al resto della Svizzera.
Il sondaggio nazionale dell'istituto losannese di ricerche economiche e sociali M.I.S. Trend per L'Hebdo aveva come scopo primario quello di soddisfare una curiosità: come reagirebbero gli svizzeri se gli accordi bilaterali venissero cancellati, sia nel caso che Berna non trovi un accordo con Bruxelles, sia che la cancellazione avvenisse dopo un nuovo voto popolare?
Ebbene, posti di fronte all'urgenza di dover scegliere tra il contingentamento dei lavoratori stranieri o il rispetto degli accordi bilaterali con l'Europa, il contingentamento viene auspicato solo dal 26% degli svizzeri, mentre i ticinesi toccano il 64%. E mentre solo il 15% degli svizzeri scommettono su una disfatta dell'Ue, il 40% dei ticinesi è sicuro che questa avverrà. Posti nuovamente di fronte alla realtà dei fatti, poi, solo due elvetici su dieci si dicono convinti che, alla fine, il Consiglio federale riuscirà a salvare sia i contingentamenti che gli accordi bilaterali, mentre la stragrande maggioranza si affida ad un "forse ci riuscirà". Ma sono sempre i ticinesi a registrare il record di scetticismo: quasi il venti per cento ritiene che l'eventuale intesa sia un' illusione.
Su una cosa svizzeri e ticinesi sembrano invece essere in sintonia: sulla scarsa conoscenza dei rapporti internazionali della Confederazione. Di fronte alla richiesta di indicare i tre maggiori partner commerciali della Svizzera, infatti, solo tre svizzeri su dieci hanno saputo rispondere correttamente (Italia, Francia, Germania), mentre al contrario i rapporti con USA e Cina sono nazionalmente sopravvalutati.
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