
A rinnovare lo scetticismo degli impresari costruttori sono i dati, appena giunti sul tavolo della SSIC e presentati da TeleTicino, sul danno economico causato alle aziende ticinesi dal divieto di circolazione degli Euro3. Divieto imposto dal Governo durante il recente picco di polveri fini. Dal 31 gennaio al 2 febbraio. Tre giorni avvelenati, soprattutto nel Sottoceneri, che hanno spinto il Dipartimento del territorio a fissare il limite di 80 chilometri orari in autostrada, a mettere a disposizione i mezzi pubblici gratuitamente e, appunto, a imporre il divieto di circolazione ai mezzi di cantiere più inquinanti, gli Euro3.
Misura quest’ultima immediatamente criticata dalla Società Svizzera degli Impresari Costruttori, che si è attivata per raccogliere informazioni presso i suoi associati. L’inchiesta ha coinvolto un campione di 25 aziende: 88 gli autofurgoni toccati dal divieto per un danno economico quantificato mediamente in mille franchi per ogni camion e ogni giorno di stop. 270mila franchi, quindi, il costo complessivo per le 25 aziende prese in esame su un totale di oltre 400 imprese.
Fortunatamente, dice la SSIC, il blocco degli Euro3 è avvenuto a fine gennaio quando le temperature erano ancora basse e le ditte non lavoravano a pieno regime. Le aziende più toccate dal divieto sono infatti quelle della pavimentazione.
Gli impresari costruttori, dati alla mano, sono sempre più convinti che il blocco degli Euro3 sia una misura penalizzante. E' quanto afferma il direttore della SSIC-Ticino Nicola Bagnovini a TeleTicino (VEDI SERVIZIO). Misura penalizzante e poco efficace in termini ambientali, non da ultimo perché il loro utilizzo è professionale e limitato: escono dal magazzino, effettuano il tragitto che li separa dal cantiere e poi restano fermi fino a sera, a differenza di molti bus che sono in giro tutto il giorno.
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