
Riceviamo e pubblichiamo la seguente interpellanza del gruppo MPS
Qualche mese fa, partecipando ad una tavola rotonda sul Commodity trading organizzata dalla rivista Ticino Welcome (Gruppo Mantegazza), il membro di Direzione di Bancastato Davide Bignasca spiegava il “paradosso” per cui BancaStato, “una banca cantonale orientata al territorio ticinese, si occupi di sostenere il commercio di materie prime, che per loro natura si spostano da un capo all’altro del mondo”.Secondo Bignasca la questione è semplice e facilmente risolvibile: “il paradosso di cui facevo riferimento all’inizio è facilmente spiegato perché non siamo noi a comprare e vendere materie prime in giro per il mondo, ma le società che ci chiedono finanziamenti e che, come detto, costituiscono un’importante presenza in Ticino”.Una filosofia che giustificherebbe qualsiasi empio commercio che avviene sulla faccia della terra: basterebbe sostituire l’espressione “materie prime” con, ad esempio, “armi” e avremmo la perfetta e totale giustificazione della implicazione di una banca nel commercio mondiale delle armi.Ma il nostro Bignasca e BancaStato sono evidentemente attenti e prudenti. Dichiara ancora nella stessa tavola rotonda: ”L’approccio prudenziale seguito dall’istituto si riflette ovviamente anche in questo settore. Essendo una banca cantonale dobbiamo prestare particolare attenzione alla sostenibilità dei nostri affari. A prescindere dal rischio finanziario – il più importante – per noi è altrettanto importante il rischio di reputazione”.Ora, con tutte queste cautele, uno immaginerebbe di trovare, leggendo il pomposo “Bilancio sociale e ambientale” che BancaStato pubblica ogni anno, una trattazione di questo aspetto dell’attività della banca, proprio perché la negoziazione delle materie prime, ormai lo sanno anche i bambini dell’asilo, è qualcosa che, diciamo così, ha molto a che vedere con la questione ambientale.E invece l’attività di commodity trading viene citata di passata a pag. 35 del rapporto, ma solo per ricordare che la Banca collabora, tra le altre società, anche con l’associazione delle imprese attive nel commodity trading (ALCT) che ha sede a Lugano. Nient’altro.E allora, vista le rivendicazioni ambientaliste di cui si fregiano ormai tutti i partiti presenti in governo e in Parlamento, uno penserebbe che a riflettere sulla sostenibilità degli investimenti di BancaStato ci pensi la commissione del controllo pubblico del Gran Consiglio che ogni anno presenta un rapporto su BancaStato e le sue attività.Niente da fare: di queste attività nemmeno l’ombra. Anche se di questo, per la verità, non siamo molto sorpresi, poiché il rapporto della commissione è spesso tributario (per usare un eufemismo) del rapporto ambientale e sociale delle stessa banca…Ora, non vi sono dubbi, che il commercio di materie prime è intimamente legato all’estrazione e alla loro lavorazione, attività che sono tra le maggiori responsabili del degrado ambientale che viviamo in questi decenni; il commercio delle materie prime è l’ultimo anello del processo di saccheggio della natura che comporta poi le drammatiche conseguenze climatiche che viviamo e vivremo se non intervengono radicali cambiamenti del nostro sistema economico e sociale. Altro che attività sostenibili!D’altronde per avere un’idea di quali attività “sostenibili”, in questo ambito, si occupi BancaStato, ricorreremo ancora alle parole di Davide Bignasca che, intervistato questa volta dal mensile della Camera di Commercio, alla domanda “qual è il posto più lontano dove le è capitato di viaggiare per lavoro”? ha così risposto: “Sono stato in Siberia a visitare le miniere di carbone a cielo aperto. Ero là con alcuni clienti con sede appunto a Lugano. Perché il carbone? Perché è molto importante per la produzione dell’acciaio e rientra dunque in questo particolare settore del Commodity Trade Finance”; aggiungendo relativamente all’impatto di questo tipo di attività per BancaStato che “il bilancio è ottimo e la crescita è stata armoniosa. Intendiamo continuare a svilupparci gradualmente, sempre all’insegna dei valori di BancaStato che si basano sulla sostenibilità degli affari” (sottolineatura nostra).Negli scorsi mesi studi importanti hanno messo in evidenza quale ruolo abbiano le grandi banche svizzere nel sostegno ad attività di aziende che hanno un impatto disastroso sull’ambiente e come quindi queste banche abbiano una responsabilità per quel che accade oggi.Se influenzare l’operato delle grandi banche appare oggi difficile perché necessiterebbe perlomeno un’incursione nel loro diritto assoluto di proprietà (senza di che ci si limita a prediche, rispettabili, ma prediche), intervenire, in materia di sostenibilità, appare più facile da parte di chi detiene la proprietà di BancaStato.Fatte queste premesse ci permettiamo porre al Consiglio di Stato le seguenti domande:1. Il governo, quale rappresentante della proprietà pubblica di BancaStato, è al corrente delle attività di “commodity trading” sviluppate da BancaStato?
2. Qual è l’estensione di tali attività e il loro influsso complessivo sulle attività di BancaStato (cifra di bilancio, utili, occupazione, etc.)?
3. Il governo può garantire che le attività di commodity trading finanziate per il tramite di BancaStato non abbiano un impatto sulla natura e sull’ambiente nel suo complesso, siano cioè tutt’altro che sostenibili dal punto di vista ambientale?4. Non ritiene il governo necessario un incontro con il consiglio di amministrazione di BancaStato per chiarire questi punti, visto l’enorme sensibilità della popolazione e viste anche le dichiarazioni di “sensibilità” alla questione ambientale rilasciate dal governo stesso nel rispondere alle lettere dei giovani che hanno di recente manifestato?
5. Il governo intende suggerire alla commissione del controllo del mandato pubblico una maggiore attenzione agli aspetti di carattere ambientali in occasione del loro prossimo rapporto?
Per il Gruppo MPS-POP-IndipendentiSimona Arigoni, Angelica Lepori, Matteo Pronzini
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