
Era il 21 settembre quando i presidenti dei partiti, esclusa la Lega, si ritrovarono per cercare un denominatore comune per svelenire il clima politico. La così detta “tavola etica” era stata convocata da Manuele Bertoli, a seguito della prima pagina del Mattino contro i Rom e i susseguenti atti vandalici contro Giuliano Bignasca. Al termine del vertice il presidente socialista annunciò l’elaborazione di un documento, senza tuttavia volerne svelare i contenuti. La bozza è stata inviata da Bertoli ai suoi colleghi in questi giorni, per la consultazione. Eccone i contenuti. Cominciamo dal titolo. “Codice di condotta per un dibattito politico trasparente e comprensibile”. Lo scritto si articola su tre punti. Il primo: "i partiti si impegnano a ricondurre il dibattito politico al confronto di argomenti e tesi diverse o contrapposte, contribuendo così a portarlo il più possibile sui contenuti e a renderlo più comprensibile e civile. Il confronto a momenti potrà anche essere dialetticamente aspro, ma dovrà sempre essere finalizzato a far comprendere all’opinione pubblica le ragioni sostenute dalle diverse forze politiche in modo che tutti i cittadini possano farsi un’opinione completa e avveduta sui vari temi in discussione". Secondo punto: "le forze politiche si impegnano ad evitare inutili eccessi nelle espressioni verbali e scritte, soprattutto quando tali eccessi portano a pregiudizio ai diritti fondamentali quali la dignità umana, la libertà personale, d’ opinione, religiosa e il principio di uguaglianza, che ingloba il divieto di discriminazione, in particolare a causa dell’origine, della razza e del sesso". Punto tre: "no alla delegittimazione gratuita degli avversari politici e delle istituzioni, all’inutile aggressività, alla sopraffazione verbale nei dibattiti televisivi e radiofonici e a tutte le forme che in qualche modo permettono di eludere il confronto sui contenuti a favore di uno scontro più spettacolare ma sostanzialmente vuoto". Infine nel documento c’è un invito ai media “a voler esercitare il loro mandato d’informazione evitando di amplificare gli eccessi, nella consapevolezza che essi costituiscono molto spesso delle provocazioni messe in atto solo per godere di una certa attività”. Quest’ultima parte, tuttavia, non crea grande entusiasmo e probabilmente sarà stralciata. E per il resto: chi firmerà? AELLE
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

