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Ticino
Espulso per "Muscle Car", ottiene una seconda possibilità
Espulso per "Muscle Car", ottiene una seconda possibilità
Espulso per "Muscle Car", ottiene una seconda possibilità
Redazione
7 anni fa
Il TF ha revocato il divieto d'entrata emesso nei confronti di uno degli otto imputati. "Ha cambiato atteggiamento"

Il Tribunale federale (TF) ha deciso di concedere una seconda possibilità a uno degli imputati del processo “Muscle Car”, già definito "il più grande giro di auto rubate mai visto in Ticino" (vedi articoli suggeriti). L’uomo, un cittadino italiano, era stato condannato il 23 febbraio 2015 dalla Corte delle assise criminali di Lugano a una pena detentiva di due anni e sei mesi parzialmente per i reati di ricettazione qualificata e ripetuta falsità in documenti. La pena era stata in seguito ridotta a due anni sospesi il 4 aprile 2016 dalla Corte di appello e di revisione penale (CARP), la cui sentenza era cresciuta in giudicato incontestata, secondo cui l'uomo aveva agito soltanto per dolo eventuale.

A causa di questa condanna, il 5 settembre 2016 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva pronunciato l'espulsione del ricorrente dal territorio della Svizzera e del Liechtenstein per la durata di dieci anni, ossia fino al 4 settembre 2026, ritenendo che i comportamenti incriminati costituissero una minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblici ai sensi della legislazione federale sugli stranieri.

Patrocinato dall’ avv. Laura Cansani, l'uomo si era rivolto al Tribunale amministrativo federale (TAF) il quale, con sentenza del 4 febbraio scorso, aveva ridotto la durata del divieto d'entrata a 4 anni. Considerato che non avrebbe comunque potuto rientrare in Svizzera prima del 4 settembre 2020, avrebbe inoltre dovuto lasciare il suo nuovo posto di lavoro. Da qui la decisione di ricorrere in ultima istanza al TF (vedi articolo suggerito). La suprema corte federale, come detto, gli ha dato ragione revocando totalmente il divietro d'antrata pronunciato dalla SEM.

Nella sua sentenza del 31 luglio scorso pubblicata venerdì, il TF ha sottolineato che "da un lato, la condanna inflittagli nel 2016 resta l'unica finora emessa a suo carico e concerne reati di natura finanziaria compiuti in un ambiente che non frequenta più, in un lasso di tempo circoscritto a quattro mesi (luglio-ottobre 2013); d'altro lato, che anche dopo la concessione dell'effetto sospensivo al gravame interposto davanti al Tribunale amministrativo federale - che risale al 7 giugno 2017 ed è stata pronunciata rilevando che l'interesse del ricorrente a recarsi in Svizzera per lavoro prevaleva su quello alla tutela dell'ordine e la sicurezza pubblici - quest'ultimo non risulta aver tradito la fiducia riposta nei suoi confronti".

Inoltre, in base agli accertamenti effettuati, "non emerge effettivamente né che durante i 20 mesi trascorsi tra la concessione dell'effetto sospensivo alla sua impugnativa (7 giugno 2017) e la pronuncia definitiva sulla stessa (4 febbraio 2019) egli abbia tenuto un comportamento scorretto, né che vadano presi in considerazione altri eventi che debbano portare - oramai a poco più di un anno dalla scadenza del divieto (4 settembre 2020) - a disporne l'applicazione per il tempo restante, e di questi aspetti il Tribunale amministrativo federale non ha tenuto sufficientemente conto".

Infine, l'uomo è stato avvertito del fatto che nel caso dovesse di nuovo cadere nell'illecito, rendendosi colpevole di atti penalmente rilevanti, "si esporrà con molta verosimiglianza a nuove misure di allontanamento".

(Sentenza 2C_173/2019 del 31 luglio 2019)

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