
È definitiva l'espulsione dalla Svizzera per un periodo di 10 anni del cittadino italiano, sulla quarantina, che tra il 2012 e il 2013 progettò una rapina non realizzata e contribuì a metterne a segno un'altra, alla stazione di servizio Eni di Bellinzona.
Il Tribunale amministrativo federale ha infatti respinto il ricorso dell'uomo contro la decisione della Segreteria di Stato della migrazione, come si legge sul Corriere del Ticino di oggi.
Egli è stato considerato "un pericolo grave ed attuale per la sicurezza svizzera", visto anche che oltre ai due episodi citati si è reso colpevole di un altro tentato furto ai danni della zia di un suo complice e, dopo la condanna, di una grave infrazione alla legge della circolazione stradale.
Considerata anche la sua situazione economica precaria, i giudici hanno ritenuto che "potrebbe ricascarci". Non è bastata neppure la sua volontà di sposarsi con una cittadina svizzera, dato che giuridicamente l'eventuale matrimonio non spianerebbe la strada al ricongiungimento. Per tornare in Ticino, l'uomo dovrà quindi aspettare dieci anni.
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